
Santa Maria a Vico. Confermate le condanne per il ras 54enne Domenico Nuzzo, alias “Mimmariello”, e per l’ex consigliere del Pd a Reggio Emilia Carmine De Lucia, coinvolti nell’inchiesta sulle infiltrazioni della camorra nella vendita dei loculi al cimitero di Santa Maria a Vico.
È quanto stabilito dalla seconda sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Angelo Caputo, che si è pronunciata sui ricorsi presentati dal boss e dal politico contro la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Napoli.
I giudici di secondo grado avevano confermato la sentenza del gup del Tribunale di Napoli, pronunciata all’esito del rito abbreviato, con la condanna a 2 anni di reclusione per De Lucia e a 9 anni per Nuzzo, in relazione a diversi episodi estorsivi e corruttivi collegati all’assegnazione e alla compravendita di cappelle e loculi nel cimitero di Santa Maria a Vico.
A De Lucia viene contestato un episodio di corruzione commesso nella qualità di aggiudicatario di un modulo composto da 16 loculi. Secondo l’accusa avrebbe venduto diversi loculi che gli erano stati assegnati dal Comune di Santa Maria a Vico e che non potevano essere oggetto di compravendita.
La condotta sarebbe stata portata avanti insieme a Domenico Nuzzo, ritenuto esponente del clan camorristico Massaro, e a Giuseppe Pascarella, nella sua qualità di custode del cimitero e concessionario dei servizi cimiteriali, giudicato separatamente.
A Domenico Nuzzo viene inoltre contestato un episodio di corruzione commesso insieme al dipendente comunale Giovanni Papa, responsabile dei servizi cimiteriali, relativo alla vendita di una cappella gentilizia.
A carico di Nuzzo anche diversi episodi estorsivi, aggravati dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, commessi ai danni dell’imprenditore Giacomo Caterino.
Secondo quanto ricostruito, Caterino, già concessionario con la società Le Ceneri Scarl dei lavori di ampliamento del cimitero comunale, sarebbe stato costretto a rilasciare documentazione attestante il pagamento, in realtà mai avvenuto, di somme di denaro, con l’obiettivo di ottenere l’assegnazione di cappelle e loculi in favore di terzi. Contestata anche in questo caso l’aggravante del metodo e dell’agevolazione mafiosa.
Un ulteriore episodio estorsivo riguarda Luigi Pascarella e la concessione di una cappella gentilizia per la quale l’uomo aveva già corrisposto quanto dovuto a Caterino. Secondo l’accusa Nuzzo avrebbe tentato di costringerlo a rinunciare all’assegnazione.
Contestato inoltre il reato di violenza privata ai danni di Giacomo Caterino, con l’obiettivo di impedirgli di consegnare a Luigi Pascarella la documentazione attestante il pagamento della cappella e consentirgli così di ottenerne l’assegnazione.
Nei ricorsi presentati in Cassazione, i difensori degli imputati avevano lamentato vizi di legge e di motivazione.
Per la Suprema Corte, però, i ricorsi sono risultati infondati. Restano quindi confermate le condotte contestate sulla base degli accertamenti svolti dagli inquirenti, delle dichiarazioni delle persone offese e di quelle rese dagli stessi coimputati.

