CASAL DI PRINCIPE. Niente esequie pubbliche per Costantino Russo, il 35enne figlio di Giuseppe Russo, conosciuto come “Peppe ’o Padrino”, storico esponente del clan dei Casalesi e uomo ritenuto vicino a Francesco Schiavone “Sandokan”. Il giovane è morto nei giorni scorsi mentre si trovava detenuto nel carcere di Secondigliano.
La Questura di Caserta ha disposto il divieto di celebrare funerali pubblici. Il feretro sarà quindi trasferito direttamente al cimitero di Casal di Principe per la tumulazione. Soltanto i familiari potranno partecipare all’ultimo saluto al 35enne.
Intanto resta alta l’attenzione degli investigatori sulle circostanze del decesso. Russo, infatti, aveva recentemente manifestato la volontà di collaborare con la giustizia. Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile di Napoli e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia.
Gli accertamenti si stanno concentrando anche sul carcere di Secondigliano e, in particolare, sul padiglione T2, reparto nel quale era detenuto Russo e destinato anche a soggetti provenienti dalla criminalità organizzata che hanno avviato un percorso di collaborazione con lo Stato.
Gli inquirenti intendono verificare ogni elemento utile per stabilire se possano essersi verificate criticità nel sistema di protezione oppure eventuali pressioni provenienti dall’esterno. Nello stesso reparto, nell’aprile del 2025, era morto anche Pietro Ligato, anche lui da poco diventato collaboratore di giustizia.
Dopo il decesso di Costantino Russo, gli altri detenuti presenti nel T2 sono stati trasferiti. Una scelta maturata mentre proseguono gli approfondimenti sulle condizioni di sicurezza e sull’organizzazione del reparto.
Particolare attenzione viene riservata anche al materiale lasciato dal 35enne. I magistrati stanno esaminando le dichiarazioni già rese e un quaderno sequestrato dopo la sua morte. Appunti che potrebbero contenere elementi utili alle indagini della Dda e alla ricostruzione di vicende legate alla criminalità organizzata.