Abusi nella casa famiglia, cambia lo scenario: ecco le nuove misure

 

Casal di Principe/Villa Literno. Si alleggerisce, almeno sul fronte cautelare, il quadro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord sui presunti maltrattamenti avvenuti all’interno di alcune case famiglia dell’Agro Aversano.

 

Il Tribunale del Riesame ha infatti accolto il ricorso presentato dalla difesa di Gino Iavarone, 52 anni, operatore socio-sanitario della cooperativa Autonomy, disponendo l’annullamento della misura degli arresti domiciliari eseguita lo scorso 21 luglio.

 

La decisione dei giudici arriva dopo le argomentazioni degli avvocati Mirella Baldascino e Carmela Fabozzi, secondo cui non sussisterebbero più i gravi indizi di colpevolezza che avevano giustificato la misura cautelare. L’accusa nei confronti di Iavarone riguardava in particolare una presunta violenza sessuale ai danni di una donna maggiorenne, affetta da disturbo borderline della personalità e psicosi maniaco-depressiva, inserita in un percorso terapeutico seguito dall’Asl di Caserta.

 

Secondo l’impostazione accusatoria, quei rapporti non sarebbero stati segnalati da Salvatore Leccia, ex coordinatore delle strutture, chiamato a rispondere di omissioni per non aver impedito i presunti episodi. Leccia resta detenuto in carcere e comparirà martedì davanti al Tribunale del Riesame. I suoi difensori, gli avvocati Nando Trasacco e Gianluca Giordano, hanno già impugnato la misura cautelare. Durante l’interrogatorio di garanzia l’uomo ha respinto le contestazioni più gravi, riconoscendo esclusivamente alcune criticità nella gestione delle comunità.

 

Ha presentato ricorso al Riesame anche l’educatrice Teresa Crispino, tuttora agli arresti domiciliari. La decisione dei giudici sulla sua posizione è attesa nei prossimi giorni.

 

Nel frattempo la vicenda ha avuto conseguenze anche sul piano organizzativo. Tutti gli ospiti delle strutture gestite dalla cooperativa Autonomy, tra minori affidati dall’autorità giudiziaria e persone adulte con fragilità psichiche, sono stati trasferiti presso altre comunità. Contestualmente sono cessati i rapporti di lavoro con il personale, che ha ricevuto la liquidazione. Di conseguenza, nessuno degli indagati risulta più coinvolto nella gestione delle strutture interessate dall’indagine.

 

Nell’ambito della riorganizzazione è stata inoltre restituita ad Agrorinasce la disponibilità dell’immobile confiscato di via Genova, a Casapesenna, che ospitava una delle comunità per minori. La struttura sarà ora destinata a una nuova cooperativa sociale.

 

L’inchiesta era esplosa nel mese di luglio con l’esecuzione, da parte dei carabinieri, di cinque misure cautelari nell’ambito di un’indagine che coinvolge complessivamente dieci persone e cinque strutture socio-assistenziali situate tra Casapesenna, Villa Literno, San Cipriano d’Aversa e Trentola Ducenta.

 

Oltre a Salvatore Leccia, finito in carcere, e a Gino Iavarone, per il quale i domiciliari sono stati annullati, erano stati raggiunti dalla misura degli arresti domiciliari Maria Claudia Iannone, legale rappresentante della cooperativa fino a dicembre 2025, e Teresa Crispino, mentre nei confronti di Franca Crispino era stato disposto il divieto di dimora nei comuni interessati dall’inchiesta.

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