Aversa. La Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno non si arrende e porta avanti la propria linea investigativa sull’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo. Con un ricorso articolato in 33 motivi, contenuto in un documento di 25 pagine firmato dal sostituto procuratore Elena Guarino, la Procura ha chiesto alla Corte d’Appello di Salerno di annullare la sentenza di non luogo a procedere nei confronti del colonnello dei Carabinieri Fabio Cagnazzo, originario di Aversa.
Il procedimento nasce dall’inchiesta sul delitto del cosiddetto “sindaco pescatore”. Per la stessa vicenda sono già a processo l’ex collaboratore di Cagnazzo, Lazzaro Cioffi, l’imprenditore Giuseppe Cipriano e il narcotrafficante Giovanni Cafiero. Diversa, invece, la posizione dell’ex collaboratore di giustizia Romolo Ridosso, assolto con rito abbreviato.
Secondo la Procura, il giudice dell’udienza preliminare avrebbe compiuto una ricostruzione ritenuta incompleta, trascurando elementi investigativi che, a parere dell’accusa, avrebbero imposto un dibattimento. Nel ricorso si sostiene che esistano indizi “gravi, precisi e concordanti” in grado di dimostrare il coinvolgimento dell’ufficiale nell’omicidio di Vassallo, elementi che, secondo i magistrati, non sarebbero stati adeguatamente valutati nella decisione impugnata.
Tra i punti evidenziati dagli inquirenti c’è la ricostruzione delle ultime fasi di vita del sindaco. Poco prima dell’agguato, Vassallo si trovava con l’amico Vincenzo Maiello e avrebbe confidato l’intenzione di denunciare un presunto traffico di droga, affermando di conoscere i responsabili. In quel frangente, secondo la ricostruzione della Procura, Cagnazzo si sarebbe avvicinato interrompendo la conversazione.
Gli investigatori sottolineano inoltre il periodo di tempo compreso tra le 21.14 e le 21.38, durante il quale il colonnello si sarebbe allontanato dal ristorante “Da Claudio”, locale appartenente al fratello della vittima. Per la Procura, quell’intervallo temporale sarebbe compatibile con un eventuale spostamento verso il luogo del delitto e con il successivo ritorno.
Sempre secondo l’accusa, subito dopo l’omicidio sarebbero iniziate attività finalizzate a orientare le indagini, attraverso la gestione dei rapporti con i familiari della vittima, i giornalisti e alcune operazioni investigative, tra cui l’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza.
La difesa del colonnello, rappresentata dagli avvocati Agostino De Caro e Ilaria Criscuolo, ribadisce invece la totale estraneità del proprio assistito. I legali ricordano che, nel corso degli ultimi sedici anni, diverse decisioni giudiziarie, comprese pronunce della Cassazione, del Tribunale del Riesame e il proscioglimento disposto dal gup, hanno escluso responsabilità a carico di Cagnazzo. La difesa auspica che il procedimento possa proseguire con serenità e senza ulteriori condizionamenti mediatici.