
CASAL DI PRINCIPE. Il ritorno in libertà di Emanuele Libero Schiavone, figlio del boss Francesco Schiavone Sandokan, avrebbe rischiato di riaccendere gli equilibri criminali nell’area dell’Agro aversano. Secondo quanto emerge dalle intercettazioni raccolte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, il suo rientro a Casal di Principe sarebbe stato accompagnato dall’intenzione di riconquistare il ruolo di leadership storicamente ricoperto dalla famiglia Schiavone, alimentando il timore di una nuova stagione di violenza.
Le preoccupazioni erano già emerse nel 2021, quando il fratello Ivanhoe Schiavone, parlando con Vincenzo D’Angelo, genero del boss Francesco Bidognetti, lasciava intendere che l’uscita dal carcere di Emanuele avrebbe provocato forti tensioni negli ambienti criminali.
Secondo gli investigatori, quei timori si sarebbero concretizzati nella primavera del 2024. Dopo la scarcerazione, Emanuele Libero Schiavone sarebbe entrato in contrasto con una fazione riconducibile all’area Bidognetti. Una rivalità che avrebbe portato a episodi armati, osservati con attenzione anche dagli esponenti del gruppo Zagaria.
La ricostruzione emerge dalle intercettazioni dell’inchiesta che ha portato all’arresto di otto persone ritenute appartenenti al gruppo guidato da Costantino Garofalo, vicino al clan di Casapesenna. Pur non riguardando direttamente lo scontro, le conversazioni avrebbero consentito agli investigatori di delinearne protagonisti, motivazioni e sviluppi.
L’episodio più grave risale alla notte dell’8 giugno 2024, quando diversi colpi d’arma da fuoco furono esplosi contro l’abitazione di via Bologna dove vivevano Emanuele Libero e Ivanhoe Schiavone. Nelle intercettazioni Garofalo racconta di essersi immediatamente informato sull’accaduto, riferendo anche che sarebbe stato utilizzato un mitra.
Nei dialoghi compare ripetutamente il nome di Giorgio Monaco, detto “Mowgli”, indicato come il presunto antagonista di Schiavone. Secondo quanto riferito nelle conversazioni, alla base dello scontro ci sarebbe stato il controllo del traffico di droga, con la volontà di affermare una nuova leadership sul territorio. Garofalo sostiene inoltre che, dopo il raid, gli uomini vicini a Schiavone avrebbero cercato i rivali senza riuscire a rintracciarli.
Per la DDA, le intercettazioni dimostrano la rete di contatti di Garofalo, capace di acquisire rapidamente informazioni su protagonisti, armi e dinamica dei fatti. Va precisato che a Giorgio Monaco non risultano contestati ufficialmente gli spari contro l’abitazione degli Schiavone: il suo presunto coinvolgimento emerge esclusivamente dai racconti riportati nelle conversazioni intercettate.
La vicenda si inserisce in una fase di forte instabilità degli equilibri interni al clan dei Casalesi. Anche la libertà di Emanuele Libero Schiavone è durata poco: nel giugno 2024 è stato nuovamente arrestato insieme a Francesco Reccia con le accuse di spaccio di droga e detenzione illegale di armi. Secondo gli inquirenti, il ritorno dell’erede di Sandokan avrebbe trovato l’opposizione di chi, negli anni della sua detenzione, aveva conquistato nuovi spazi e interessi criminali.

