TEVEROLA. Si aprirà il prossimo 25 settembre, davanti al Tribunale di Napoli Nord, il processo nei confronti di Salvatore De Santis, 49 anni, conosciuto con il soprannome di “Buttafuori”, detenuto nel carcere di Viterbo e ritenuto dagli investigatori vicino al clan Picca-Di Martino operante nel territorio di Teverola.
Il procedimento prende il via dopo il decreto di giudizio immediato disposto dal giudice per le indagini preliminari Rossella Grassi, che ha accolto la richiesta avanzata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, rappresentata dal pubblico ministero Simona Belluccio.
L’accusa per Buttafori
Le contestazioni mosse dalla Procura riguardano due distinti episodi. Il primo è relativo a una violenta aggressione che, secondo l’accusa, sarebbe stata compiuta con un coltello e avrebbe provocato alla persona offesa una lesione permanente al volto. Per questo fatto gli inquirenti contestano anche la premeditazione, l’utilizzo dell’arma e l’aggravante del metodo mafioso.
Secondo la ricostruzione accusatoria, De Santis avrebbe agito insieme ad Antonio Zaccariello e Vittorio Mottola, già sottoposti a un procedimento separato per la medesima vicenda.
Il secondo capo d’imputazione riguarda invece la presunta disponibilità di una pistola semiautomatica calibro 7,65 con matricola abrasa, completa di caricatore e munizioni. Per la Dda, l’arma sarebbe stata custodita nell’abitazione dell’imputato e trasportata anche all’esterno tra il 29 aprile e il 2 maggio 2023.
Successivamente, sempre secondo l’ipotesi investigativa, la pistola sarebbe stata consegnata a Vincenzo Mottola, che l’avrebbe poi affidata a Francesco Paolo Farnesi. L’arma sarebbe rimasta nella disponibilità di quest’ultimo fino al 5 maggio 2023, quando venne sequestrata dalle forze dell’ordine nel corso del suo arresto
L’aggravante mafiosa
Anche per questo episodio la Procura contesta l’aggravante mafiosa. Nell’impostazione accusatoria, la detenzione e il passaggio dell’arma sarebbero stati finalizzati ad agevolare il clan Picca-Di Martino e a rafforzarne il peso criminale dopo le tensioni interne che avrebbero interessato il gruppo, in particolare in seguito alla contrapposizione con la fazione riconducibile a Raffaele e Carmine Di Tella.
Il processo consentirà ora di verificare in dibattimento la fondatezza delle accuse formulate dalla Direzione Distrettuale Antimafia nei confronti dell’imputato.