CASERTA. Il Casertano è tra i territori interessati dalla vasta operazione condotta all’alba dai Carabinieri nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Il blitz, che ha coinvolto complessivamente cinque province, ha portato all’esecuzione di 20 misure cautelari e al sequestro di beni e disponibilità economiche per un valore superiore ai 5,3 milioni di euro.
L’intervento ha interessato, oltre alle province di Frosinone e Roma, anche quelle di Napoli, Caserta e Perugia. In campo circa 120 militari dell’Arma, supportati dal Raggruppamento Operativo Speciale (ROS), dalle unità cinofile antidroga, da personale specializzato nelle ricerche con georadar e da un elicottero del Nucleo Elicotteri dei Carabinieri.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il provvedimento emesso dal Gip del Tribunale di Roma riguarda un gruppo ritenuto responsabile, nella fase delle indagini preliminari, di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, usura, estorsione, detenzione illegale di armi e altri reati, alcuni aggravati dall’utilizzo del cosiddetto metodo mafioso.
L’inchiesta, sviluppata dai Carabinieri della Compagnia di Cassino, avrebbe consentito di ricostruire le attività di un’organizzazione operativa da oltre un decennio nel territorio del Cassinate. Secondo l’accusa, il sodalizio avrebbe mantenuto nel tempo una struttura stabile, riuscendo a proseguire le proprie attività anche dopo arresti e interventi delle forze dell’ordine.
Le indagini descrivono una rete ben organizzata, con compiti suddivisi tra approvvigionamento della droga, trasporto, custodia, confezionamento, distribuzione e recupero dei crediti. La cocaina sarebbe stata acquistata principalmente in Campania, facendo riferimento a fornitori dell’area di Torre Annunziata, per poi essere smerciata nelle principali piazze del Frusinate.
Durante l’attività investigativa i militari hanno sequestrato circa 1,3 chilogrammi di cocaina, mentre il quantitativo complessivamente trafficato dall’organizzazione sarebbe stato stimato in circa 63 chilogrammi.
Nel corso delle perquisizioni sono stati inoltre rinvenuti, nascosti nel sottosuolo, droga, una pistola con munizioni, denaro contante e documentazione ritenuta collegata a un presunto sistema di usura. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe avuto inoltre la disponibilità di ulteriori armi, tra cui revolver, pistole semiautomatiche e perfino un fucile d’assalto, utilizzate come strumenti di intimidazione.
L’indagine ha inoltre fatto emergere un presunto sistema di prestiti usurari ed estorsioni. Le vittime, secondo l’accusa, sarebbero state costrette a restituire somme sempre più elevate attraverso minacce, violenze, danneggiamenti e intimidazioni. Tra gli episodi contestati figura anche il presunto coinvolgimento di persone vulnerabili e di alcuni minorenni nelle attività di spaccio.
Al termine dell’operazione sono state eseguite 20 misure cautelari, di cui 17 in carcere e 3 agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Contestualmente è stato disposto il sequestro preventivo di beni e risorse finanziarie per oltre 5,3 milioni di euro, ritenuti, secondo l’impostazione accusatoria, provento delle attività illecite contestate. Come previsto dalla legge, le accuse dovranno essere verificate nel corso dell’iter processuale e resta ferma la presunzione di innocenza degli indagati fino a eventuale sentenza definitiva.