Regionale. Per alcuni giorni hanno accudito la figlia dell’altra senza saperlo. Solo l’intuizione e l’attenzione di una delle due mamme ha evitato che il clamoroso scambio di neonate diventasse definitivo. È quanto accaduto nell’ottobre del 2017 alla clinica Malzoni di Avellino, dove due donne residenti ad Atripalda avevano partorito, nello stesso giorno, due bambine.
A distanza di quasi nove anni, il Tribunale civile di Avellino ha riconosciuto la responsabilità della struttura sanitaria, condannandola a risarcire una delle due madri coinvolte con una somma complessiva di circa 114mila euro, comprensiva del danno non patrimoniale e delle spese legali. In particolare, circa 100mila euro sono stati riconosciuti come ristoro per il danno morale subito dalla donna.
Nella sentenza, il giudice Antonio Pasquariello ha ricostruito la vicenda, attribuendo lo scambio a un errore avvenuto durante le operazioni di vestizione delle neonate subito dopo il parto. A ciascuna delle due mamme sarebbe stata affidata la bambina sbagliata.
La donna che ha successivamente avviato l’azione civile aveva notato che gli indumenti della piccola non coincidevano con quelli che ricordava, ma non aveva immaginato che potesse essersi verificato uno scambio di neonate, confidando nelle procedure della clinica.
Il sospetto è diventato certezza soltanto l’11 ottobre 2017, poco prima delle dimissioni. Dopo una visita oculistica eseguita sulla bambina per un lieve gonfiore agli occhi, la madre ha incontrato casualmente l’altra donna e ha deciso di verificare il codice riportato sul braccialetto identificativo. Il numero seriale non corrispondeva a quello assegnatole al momento del parto, facendo emergere l’errore.
Per fugare qualsiasi ulteriore dubbio, la direzione sanitaria dispose l’esecuzione del test del Dna, che confermò definitivamente lo scambio delle due bambine.
Sull’episodio era stata aperta anche un’indagine penale, successivamente archiviata perché l’accaduto venne ritenuto frutto di una semplice negligenza del personale sanitario, senza profili di rilevanza penale. In sede civile, invece, il Tribunale ha riconosciuto le gravi conseguenze psicologiche patite dalla madre e ha ritenuto sussistenti i presupposti per il risarcimento dei danni.