VILLA DI BRIANO. La Corte di Cassazione ha messo la parola fine al procedimento giudiziario nei confronti dell’imprenditore Benito Lanza e dell’ex dipendente comunale Nicola Magliulo, rendendo irrevocabili le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa. Con la decisione della Suprema Corte, per entrambi si sono aperte le porte del carcere.
I giudici hanno confermato integralmente le sentenze già emesse nei precedenti gradi di giudizio. Lanza dovrà scontare una pena di 8 anni e 4 mesi di reclusione, mentre Magiulo è stato condannato in via definitiva a 8 anni.
L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, risale al 2015 e aveva portato all’esecuzione di sette misure cautelari. Al centro dell’inchiesta vi erano le presunte infiltrazioni del clan dei Casalesi nella gestione degli appalti pubblici nel territorio di Villa di Briano e dei comuni limitrofi.
Tra gli episodi finiti sotto la lente degli investigatori anche una gara d’appalto del valore di oltre 2 milioni e 420 mila euro relativa alla realizzazione dello svincolo della strada statale Nola-Villa Literno, considerata dagli inquirenti un’opera di particolare interesse per l’organizzazione criminale, che avrebbe potuto contare sull’appoggio di soggetti inseriti nella pubblica amministrazione.
Secondo l’impianto accusatorio, ritenuto fondato dai giudici nei tre gradi di giudizio, Nicola Magiulo, fratello dell’ex sindaco di Villa di Briano Dionigi Magiulo, estraneo al procedimento, avrebbe sfruttato il proprio incarico presso l’Ufficio Tecnico comunale per favorire il clan guidato da Antonio Iovine. Attraverso intermediari avrebbe fornito informazioni riservate sugli appalti pubblici e agevolato la rapida liquidazione dei pagamenti a imprese ritenute vicine all’organizzazione camorristica.
Per quanto riguarda Benito Lanza, i magistrati lo hanno ritenuto un imprenditore stabilmente inserito in una rete di rapporti economici e di interesse con la criminalità organizzata. La pronuncia della Cassazione rende ora definitive le responsabilità accertate nei suoi confronti e in quelli di Magiulo, chiudendo definitivamente una delle inchieste più rilevanti sulle infiltrazioni del clan dei Casalesi negli appalti pubblici del territorio casertano.