Caserta. L’inchiesta sul presunto “sistema Luserta”, relativa alla gestione del conferimento delle terre e rocce da scavo provenienti dai cantieri della linea ferroviaria Napoli-Bari, si amplia con nuovi sviluppi. La Procura di Santa Maria Capua Vetere ha disposto una nuova serie di perquisizioni nei confronti di cinque persone, nell’ambito dell’indagine che nelle scorse settimane aveva già coinvolto l’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, l’imprenditore Giuseppantonio Luserta e l’avvocato Vincenzo Iorio.
Le attività investigative, coordinate dal procuratore Pierpaolo Bruni e condotte dai pubblici ministeri Anna Ida Capone e Giacomo Urbano, hanno ora interessato il dirigente di Rfi Domenico Semplice, la moglie, l’avvocato Laura Arena, e l’architetto Gaetano Sacco, ritenuto dagli investigatori il tramite tra l’imprenditore Luserta e il dirigente ferroviario.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Semplice avrebbe avuto un ruolo nella predisposizione della comunicazione con cui il Comune di Caserta indicò Cava Luserta come sito destinato a ricevere le terre e rocce da scavo. Inoltre avrebbe favorito l’imprenditore nell’ottenimento di un corrispettivo più elevato per il conferimento dei materiali, con un aumento del prezzo per quintale.
In cambio dei presunti favori, la Procura ipotizza un articolato sistema di compensi e trasferimenti di denaro. Luserta avrebbe corrisposto circa 500mila euro all’architetto Sacco per incarichi professionali ritenuti fittizi dagli investigatori. Parte di quelle somme sarebbe poi confluita, secondo l’accusa, verso Laura Arena e società riconducibili allo stesso dirigente Rfi.
Le indagini fanno riferimento anche ad altri pagamenti, per circa 220mila euro, transitati attraverso ulteriori società e successivamente destinati, sempre secondo gli inquirenti, a persone e aziende appartenenti alla cosiddetta “galassia” riconducibile a Semplice.
Oltre al denaro, tra le presunte utilità contestate compare anche un orologio Rolex che Luserta avrebbe acquistato in una gioielleria del Beneventano e fatto recapitare al dirigente Rfi tramite l’architetto Sacco all’inizio del 2025.
L’inchiesta coinvolge infine anche i titolari di altre due cave, Giovanni Sferragatta e Vincenzo Bifulco. Entrambi sono indagati con l’ipotesi di aver versato denaro, anche in contanti, per ottenere agevolazioni relative ai conferimenti delle terre da scavo nei rispettivi siti estrattivi di Maddaloni e Apricena. Le accuse sono al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere verificate nel prosieguo delle indagini.