San Felice a Cancello. Un sospetto che rischiò di incrinare i rapporti all’interno del presunto sodalizio dello spaccio. È uno degli episodi più significativi emersi nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, approdata oggi alla requisitoria davanti al gup Marco Discepolo, con la richiesta di 20 anni di carcere per Aniello Turnacco e Bruno Castaldo.
Dalle intercettazioni raccolte dai carabinieri della Compagnia di Maddaloni emerge come, nell’autunno del 2022, Turnacco nutrisse una profonda diffidenza nei confronti di Rino Pellegrino, alias ‘o pizzaiuol, indicato dall’accusa come promotore dell’associazione. Per lui chiesti 12 anni.
È il 12 ottobre 2022 quando Gagliardi incontra Bruno Castaldo all’interno di una sala scommesse di San Felice a Cancello.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il presunto ras invita Castaldo a seguirlo lungo una stradina secondaria fino alla propria abitazione di via Fosse. Qui gli consegna una “panetta” di hashish e, presumibilmente, dieci grammi di cocaina destinati ad Aniello Turnacco.
Quando Bruno riferisce l’accaduto, la reazione di Turnacco è tutt’altro che positiva.
Secondo quanto emerge dalle conversazioni intercettate, il 27enne rimprovera il suo collaboratore per aver trasportato lo stupefacente lungo quel percorso, sostenendo che Gagliardi avrebbe potuto aver organizzato una vera e propria trappola.
Turnacco, infatti, si dice convinto che ‘o pizzaiuol fosse in contatto con un appartenente alle forze dell’ordine e che potesse aver orchestrato un controllo per far arrestare sia lui sia Castaldo.
Una convinzione così forte da spingerlo a manifestare la volontà di interrompere ogni rapporto con il presunto fornitore.
Bruno Castaldo, pur comprendendo i timori di Turnacco, cerca però di convincerlo a non rompere quel canale di approvvigionamento.
Il motivo, secondo la ricostruzione dell’accusa, è esclusivamente economico: la droga fornita da Gagliardi sarebbe stata acquistata a un prezzo più basso rispetto agli altri canali disponibili.
Così i rapporti proseguono.
Nelle settimane successive Castaldo continua infatti ad acquistare diversi panetti di hashish da Gagliardi, accumulando un debito che supera i mille euro e che riuscirà a saldare soltanto all’inizio di dicembre.
Il 2 dicembre 2022 Aniello Turnacco e Bruno Castaldo incontrano nuovamente Gagliardi in un bar di via Circumvallazione.
Secondo gli atti dell’inchiesta, durante il colloquio si parla soprattutto dei debiti legati alle forniture di droga.
Gagliardi si lamenta del fatto che molti clienti non lo paghino puntualmente e spiega di trovarsi, a sua volta, in difficoltà con i propri fornitori.
È in questo contesto che, sempre secondo la ricostruzione della Dda, il presunto promotore del sodalizio chiede ad Aniello Turnacco un prestito di 6 mila euro.
La risposta è negativa.
Turnacco gli avrebbe fatto presente di essere già uno dei pochi clienti a saldare regolarmente i propri debiti e di non avere intenzione di anticipargli altro denaro.
Nel corso della conversazione emerge inoltre che Turnacco e Castaldo avevano già consegnato complessivamente 3.200 euro a Gagliardi: 1.700 euro versati da Turnacco e 1.500 euro da Castaldo.
L’episodio rappresenta, secondo gli investigatori, uno dei numerosi elementi che documenterebbero i rapporti economici tra i presunti componenti dell’organizzazione e le tensioni interne legate alla gestione delle forniture di stupefacenti. Le contestazioni sono ora al vaglio del giudice e dovranno essere accertate nel processo, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.