Recale/Marcianise. Un presunto tentativo di pressione ambientale, fatto di videochiamate, contatti con personaggi ritenuti vicini alla criminalità organizzata e proposte di mediazione rifiutate. È quanto emerge dal racconto contenuto nell’indagine che ha portato a 9 fermi dopp le pressioni sul titolare della concessionaria per un debito. L’inchiesta della Dda ha ricostruito una serie di episodi avvenuti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026.
Secondo quanto riferito dal denunciante, tutto sarebbe iniziato nei primi giorni di dicembre 2025, in prossimità della festività dell’Immacolata. L’uomo avrebbe ricevuto una videochiamata social da una persona di Casal di Principe che, dopo pochi istanti, lo avrebbe messo in contatto con Pasquale Apicella, soprannominato “’O Bellomm”, figura ritenuta dagli investigatori vicina ai vertici del clan dei Casalesi.
Nel corso della conversazione, secondo la versione fornita dall’imprenditore, gli sarebbe stato detto di avere “un problema a Casale”, collegato a una vicenda riguardante un’autovettura. Il denunciante avrebbe però cercato di prendere tempo senza fornire disponibilità a incontri o chiarimenti immediati.
Particolarmente significativo, nel racconto, è il successivo coinvolgimento di un uomo di Marcianise, vicino alla famiglia Buttone ma estraneo all’indagine. L’imprenditore riferisce infatti di aver parlato della vicenda soltanto con il fratello e con il conoscente marcianisano, descritto come soggetto ritenuto vicino all’ambiente criminale locale. Quest’ultimo, sempre secondo la denuncia, si sarebbe offerto di intervenire per favorire una soluzione della controversia attraverso una mediazione di natura non istituzionale.
Una proposta che il denunciante sostiene di aver respinto, decidendo invece di rivolgersi alle forze dell’ordine e formalizzare una denuncia per tentata estorsione contro ignoti presso i carabinieri di Santa Maria Capua Vetere.
La vicenda non si sarebbe però conclusa lì. Circa dieci giorni prima della formalizzazione della denuncia, un altro episodio avrebbe alimentato le preoccupazioni dell’imprenditore. In concessionaria si sarebbe infatti presentato un uomo che lo avrebbe invitato a recarsi a Recale per partecipare a una videochiamata con una persona detenuta, riferendo di essere stato incaricato da terzi di contattarlo. Anche in questo caso il denunciante avrebbe rifiutato qualsiasi forma di interlocuzione, scegliendo di non presentarsi all’incontro richiesto e mantenendo la linea della collaborazione esclusiva con gli investigatori.