
PIGNATARO MAGGIORE. Arrivano segnali incoraggianti dall’Ospedale del Mare di Napoli per il lavoratore nordafricano rimasto gravemente ferito nel drammatico incidente ferroviario avvenuto all’alba del 3 giugno nei pressi della stazione di Pignataro Maggiore. Nello stesso episodio perse la vita un suo connazionale, deceduto sul colpo dopo essere stato investito da un convoglio in transito.
L’uomo, travolto da un treno Intercity poco dopo le 5.30 del mattino, era stato trasportato d’urgenza in codice rosso presso il nosocomio napoletano. Le sue condizioni erano apparse immediatamente critiche, soprattutto per le gravissime lesioni riportate alla gamba sinistra.
Grazie al tempestivo intervento dell’equipe medica, però, è stato possibile scongiurare l’amputazione dell’arto. Al momento del ricovero, infatti, la gamba risultava quasi completamente recisa e rimaneva collegata al corpo soltanto attraverso alcuni tessuti muscolari e il nervo sciatico.
Dopo la stabilizzazione del quadro clinico, i sanitari hanno eseguito un complesso intervento chirurgico multidisciplinare. I chirurghi vascolari hanno ricostruito i vasi sanguigni danneggiati, ristabilendo il corretto afflusso di sangue all’arto, mentre gli specialisti ortopedici sono intervenuti sulle numerose fratture provocate dall’impatto.
Come spiegato dal direttore della Chirurgia Vascolare, Gennaro Vigliotti, l’operazione ha richiesto la realizzazione di un bypass tra due arterie principali della gamba, oltre a una trombectomia venosa e alla successiva stabilizzazione ossea mediante fissatore esterno.
Secondo gli accertamenti effettuati dagli investigatori, i due lavoratori stavano raggiungendo l’azienda agricola presso cui erano impiegati per la stagione quando sono stati investiti dal treno. Per uno di loro non c’è stato nulla da fare, mentre il superstite sta proseguendo il percorso di cura e riabilitazione. Le prospettive di recupero vengono giudicate positive dai medici che lo hanno in cura, lasciando spazio a un cauto ottimismo dopo giorni di grande apprensione.

