
AVERSA/CASAL DI PRINCIPE SSi chiude con un esito profondamente diverso rispetto al passato il nuovo giudizio d’appello che vedeva imputato l’avvocato aversano Michele Santonastaso, finito al centro di un procedimento giudiziario per presunti rapporti con il clan dei Casalesi.
La quarta sezione della Corte d’Appello di Napoli, chiamata a riesaminare la vicenda dopo l’annullamento disposto dalla Cassazione, ha escluso la responsabilità del professionista per il reato di associazione mafiosa. I giudici hanno quindi pronunciato una sentenza di assoluzione per l’accusa più grave, che in passato aveva portato a una condanna a 11 anni di carcere.
Resta invece confermata la responsabilità per falsa testimonianza. Per questo reato Santonastaso è stato condannato a cinque anni di reclusione. Una decisione che si discosta sensibilmente dalla richiesta avanzata dalla Procura Generale, che aveva sollecitato la conferma della precedente pena complessiva.
La vicenda giudiziaria affonda le sue radici nel 2010, quando il legale venne arrestato nell’ambito di un’inchiesta che lo indicava come possibile intermediario tra il capoclan Francesco Bidognetti, noto come “Cicciotto ’e Mezzanotte”, e alcuni appartenenti all’organizzazione criminale. Secondo l’impostazione accusatoria dell’epoca, il professionista avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra il boss detenuto e il clan.
L’iter processuale ha attraversato numerosi passaggi. Nel 2020 la Corte di Cassazione aveva annullato la sentenza di condanna emessa in Appello, ordinando un nuovo giudizio davanti a una diversa sezione della Corte napoletana.
Tra gli episodi più noti collegati alla vicenda vi è quello avvenuto nel marzo del 2010 durante una delle udienze del processo Spartacus, quando venne letto in aula un documento rivolto allo scrittore Roberto Saviano, alla giornalista Rosaria Capacchione e al magistrato Raffaele Cantone. Quel testo generò un ulteriore procedimento giudiziario per minacce aggravate.
Proprio su quest’ultimo filone, nelle scorse settimane, la Cassazione ha reso definitive le condanne inflitte in secondo grado a Francesco Bidognetti e allo stesso Santonastaso, chiudendo così uno dei capitoli più controversi della lunga vicenda processuale.

