Addio al regime forfettario? L’Europa chiede all’Italia di cambiare

NAZIONALE – Il regime forfettario torna sotto i riflettori europei. La Commissione europea, nel Country Report 2026 pubblicato il 3 giugno, ha invitato esplicitamente il governo italiano a rivedere il sistema fiscale agevolato più diffuso tra le partite IVA, indicandolo come una delle misure distorsive da correggere per rendere il fisco più orientato alla crescita economica. Non è la prima volta: lo stesso richiamo era già arrivato nel 2024 e nel 2025, ma questa volta il contesto di negoziati fiscali tra Roma e Bruxelles rende la questione particolarmente delicata.

Il regime forfettario garantisce oggi un’aliquota sostitutiva del 15% – che scende al 5% per i primi cinque anni di attività – calcolata non sui profitti reali ma su una base imponibile presunta, con gestione contabile semplificata, esenzione dall’IVA e dall’IRAP. Possono accedervi professionisti, autonomi e ditte individuali con ricavi annui fino a 85.000 euro.

Bruxelles solleva tre obiezioni principali. La prima riguarda il tax gap: secondo il report europeo Mind the Gap del dicembre 2025, il divario tra tasse dovute e tasse effettivamente versate dagli autonomi italiani raggiunge il 59,8%, pari a circa 37 miliardi di euro non riscossi ogni anno. Calcolare le imposte su ricavi presunti invece che su spese reali, secondo la Commissione, rende più difficile il controllo fiscale.

Il secondo problema è il cosiddetto “effetto soglia”: chi resta sotto gli 85.000 euro gode della flat tax al 15%, chi lo supera passa agli scaglioni IRPEF ordinari dal 23% al 43%. Questo salto netto, secondo l’UE, spinge molti contribuenti a frenare la propria crescita pur di non perdere il beneficio. La Commissione chiede un passaggio più graduale tra i due regimi.

Il terzo nodo riguarda il peso complessivo delle agevolazioni fiscali italiane, arrivate nel 2025 a 119 miliardi di euro, pari al 5,8% del PIL. Il boom di adesioni al forfettario ha messo questa misura tra i principali osservati speciali di Bruxelles.

Il governo italiano difende la misura con convinzione: la flat tax è considerata una tutela indispensabile per il lavoro autonomo, le libere professioni e le microimprese. Una riforma troppo severa, secondo Roma, rischierebbe di colpire una fetta produttiva vitale del Paese. La Commissione europea, però, ribadisce che risanare i conti pubblici e stimolare una crescita solida passa inevitabilmente da un maggiore recupero dell’evasione fiscale e dalla revisione dei regimi di vantaggio considerati inefficienti.

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