Caserta. Una semplice richiesta d’aiuto ricevuta su WhatsApp si è trasformata in una truffa da migliaia di euro. È la disavventura vissuta da una donna di 67 anni residente a Casina, nel Reggiano, finita nel mirino di due presunti truffatori che, fingendosi il figlio, sono riusciti a convincerla a effettuare diversi pagamenti.
L’indagine condotta dai carabinieri della stazione locale ha consentito di risalire a due uomini, rispettivamente di 20 e 40 anni, residenti tra Napoli e la provincia di Caserta. Per entrambi è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Reggio Emilia con le accuse di truffa in concorso e sostituzione di persona.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il raggiro sarebbe iniziato nel settembre dello scorso anno. La vittima ha ricevuto un messaggio proveniente da un numero sconosciuto nel quale il mittente sosteneva di essere il figlio. Nel testo spiegava di aver rotto il telefono e invitava la madre a salvare un nuovo numero per continuare la conversazione tramite WhatsApp.
La donna non ha avuto sospetti. Il figlio, infatti, si trovava realmente all’estero e nei giorni precedenti aveva accennato ad alcuni problemi con il cellulare. Convinta di aiutare il familiare in difficoltà, ha quindi proseguito la conversazione con il falso contatto.
Nei messaggi successivi sono arrivate richieste di denaro motivate da presunte urgenze. Fidandosi completamente di chi credeva fosse il figlio, la pensionata ha eseguito tre diverse operazioni tra ricariche di carte prepagate e bonifici bancari, versando complessivamente quasi 3mila euro.
Solo più tardi, una volta tornata a casa e dopo aver parlato con il marito, è emersa la verità. L’uomo aveva appena sentito telefonicamente il figlio e nessuna delle richieste economiche ricevute era reale. A quel punto la coppia ha compreso di essere stata vittima di una truffa e ha denunciato l’accaduto ai carabinieri.
Le successive verifiche hanno permesso di individuare i due presunti responsabili, entrambi già noti alle forze dell’ordine per episodi analoghi. Il più giovane, secondo quanto emerso dalle indagini, risulterebbe inoltre irreperibile da alcune settimane dopo essersi sottratto a una misura degli arresti domiciliari.