Ciocche strappate e lividi all’ex, stangata dopo primo verdetto

 

Marcianise. La Corte d’Appello ha completamente ribaltato la sentenza di primo grado in una vicenda di presunti maltrattamenti, stalking e violenza sessuale, condannando l’imputato a otto anni di reclusione.

 

L’inchiesta trae origine da un intervento dei carabinieri avvenuto nel marzo del 2021 ad Afragola. In quell’occasione i militari dell’Arma intervennero dopo una richiesta di aiuto da parte di una donna originaria di Marcianise. Quando arrivarono sul posto, la trovarono in evidente stato confusionale, con lividi sul corpo e ciocche di capelli strappate.

 

Grazie al supporto ricevuto dalle forze dell’ordine, la donna trovò il coraggio di denunciare l’ex compagno, raccontando una relazione caratterizzata da continui episodi di violenza fisica e psicologica. Secondo quanto riferito, avrebbe subito per lungo tempo offese, aggressioni, umiliazioni e comportamenti denigratori.

 

La vittima spiegò inoltre che, dopo aver deciso di interrompere la relazione, l’uomo avrebbe continuato a perseguitarla con appostamenti sotto casa, pedinamenti e aggressioni quando la incontrava per strada. Tra gli episodi contestati vi è proprio quello avvenuto nel marzo 2021, quando l’ex compagno l’avrebbe costretta a salire sulla propria auto per poi allontanarsi con lei contro la sua volontà. Durante il tragitto, secondo l’accusa, l’avrebbe colpita, strattonata, tirata per i capelli e palpeggiata con violenza. La donna riuscì a scappare approfittando di una sosta del veicolo e a chiedere aiuto.

 

A seguito della denuncia venne aperto un procedimento penale presso il Tribunale di Napoli Nord. All’uomo furono contestati numerosi reati, tra cui maltrattamenti, atti persecutori, lesioni personali e violenza sessuale.

 

La vittima si costituì parte civile assistita dall’avvocato Salvatore Gionti. Dopo un lungo dibattimento e l’ascolto di diversi testimoni, il Tribunale di Napoli Nord assolse l’imputato da tutte le accuse.

 

La parte civile, attraverso il proprio legale, sollecitò quindi la Procura a impugnare la decisione, evidenziando presunte lacune motivazionali e la mancata valutazione di alcuni elementi ritenuti fondamentali.

 

La Procura accolse tali osservazioni e presentò appello. La Corte dispose la rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale, ascoltando nuovamente la persona offesa.

 

Al termine del nuovo giudizio, i giudici d’Appello hanno riformato integralmente la sentenza di primo grado, riconoscendo la responsabilità dell’imputato e condannandolo a otto anni di reclusione. La Corte ha inoltre disposto una provvisionale immediatamente esecutiva in favore della vittima a titolo di risarcimento dei danni.

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