MONDRAGONE. Nuovo confronto in aula nel processo per la morte di Anastasia Spinello, la 73enne trovata senza vita nella sua abitazione di Mondragone il 18 dicembre 2018. Davanti alla Corte d’Assise, il medico legale Raffaele Landi, nominato dalla difesa di Mario Cristiano, ha sostenuto che il decesso della donna sarebbe stato provocato da un arresto cardiaco e non dal soffocamento contestato dall’accusa.
Secondo il consulente tecnico, la vittima potrebbe aver avuto un infarto in seguito allo shock subito durante l’aggressione. Landi ha inoltre spiegato che l’enfisema riscontrato sul corpo della donna sarebbe riconducibile a una patologia preesistente e non collegato alla morte.
Il medico ha poi escluso un rapporto diretto tra il decesso e le ferite presenti sul capo della pensionata o la compressione esercitata sul torace. “Le lesioni craniche non erano particolarmente gravi”, ha dichiarato in aula, sottolineando che la Tac avrebbe evidenziato un ematoma esterno alla massa cerebrale senza edema cerebrale.
Altro punto centrale dell’esame riguarda il canovaccio trovato nella bocca della vittima. Per il consulente della difesa, il panno non sarebbe stato inserito abbastanza in profondità da impedire la respirazione e non vi sarebbero stati segni di occlusione nasale.
Una ricostruzione che ha suscitato forti dubbi da parte dei pm Oriana Zona e Simona Faga e degli avvocati di parte civile. Secondo quanto emerso durante il dibattimento, il corpo della donna presentava segni violacei vicino alla bocca, compatibili con una forte pressione esercitata sul panno rinvenuto poi nella laringe. La vittima aveva inoltre profonde ferite sanguinanti alla testa.
Nel corso dell’udienza sono emerse divergenze anche sull’orario della morte. Differenze interpretative riguardano infatti il momento da cui calcolare il tempo trascorso dal decesso, anche in base alla temperatura corporea rilevata durante il sopralluogo.
Il processo riprenderà a giugno con l’ascolto di altri testimoni.
Mario Cristiano, difeso dagli avvocati Luigi Iannettone e Camillo Irace, venne arrestato nel settembre 2023 dai carabinieri del Reparto Territoriale di Mondragone, a cinque anni dall’omicidio. Secondo l’accusa, l’uomo avrebbe approfittato della fiducia dell’anziana, che assisteva da tempo, inducendola a sottoscrivere prestiti e cessioni del quinto per oltre 27mila euro. Gli investigatori ritengono che il delitto sia maturato quando la donna avrebbe scoperto il grave dissesto economico provocato dai debiti accumulati.