Marcianise. Una campagna elettorale vissuta a stretto contatto con il territorio, tra incontri quotidiani, riunioni e confronti con cittadini e associazioni. È questo il messaggio lanciato dal candidato sindaco di Marcianise Maria Luigia Iodice del centrosinistra, che nelle ultime ore ha affrontato il tema della gestione del servizio idrico e della situazione debitoria dell’ex Consorzio Idrico.
Nel corso di un incontro tenutosi ieri con gli esponenti del coordinamento “Acqua Bene Comune”, da anni impegnati sui temi ambientali, il candidato ha annunciato l’intenzione di istituire una commissione d’inchiesta qualora dovesse essere eletto alla guida della città.
L’obiettivo dichiarato è fare chiarezza sulla situazione economica dell’ex consorzio e tutelare i diritti dei cittadini marcianisani e del Comune rispetto ai debiti accumulati nel corso degli anni.
Secondo quanto evidenziato, il Consorzio Idrico avrebbe lasciato in eredità una gestione caratterizzata da criticità e disservizi: manutenzioni insufficienti, costi elevati e problematiche che continuano a gravare sui territori e sui cittadini. Una vicenda che sarebbe oggi anche al vaglio delle autorità sotto il profilo contabile.
“Non possiamo pagare i debiti degli altri”, è stata la posizione espressa durante il confronto, sottolineando la necessità di accertare eventuali responsabilità amministrative e politiche nella gestione del consorzio.
Tra i punti centrali del programma illustrato vi è anche la netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di privatizzazione del servizio idrico integrato. La proposta è quella di mantenere una gestione interamente pubblica, puntando su investimenti infrastrutturali, qualità del servizio e una tariffa unica regionale per garantire maggiore equità tra i territori.
Particolare attenzione è stata rivolta anche al ruolo del Comune, che dovrebbe tornare ad avere un controllo diretto sul servizio per intervenire rapidamente in caso di guasti, disservizi e problematiche legate alle cosiddette “cartelle pazze”.
Nel corso dell’incontro è stato inoltre ribadito il richiamo all’esito del referendum del 2011, con il quale gli italiani si espressero contro la privatizzazione dell’acqua, considerata un bene pubblico essenziale e non una fonte di profitto.