MADDALONI/AVERSA. Oltre 677mila accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine. Un numero enorme, considerato dagli investigatori uno dei più impressionanti mai emersi in un’inchiesta italiana legata allo spionaggio informatico e alla compravendita illegale di informazioni riservate. È questo uno dei dati centrali dell’indagine coordinata dalla Procura di Napoli che ha portato a decine di misure cautelari e a oltre 80 indagati in tutta Italia. Tra loro figurano anche otto casertani residenti tra Maddaloni, Aversa e San Tammaro.
Al centro dell’inchiesta ci sono i viceispettori di polizia Piermassimo Caiazzo e Alfonso Auletta, entrambi in passato in servizio presso il commissariato di Secondigliano. A Caiazzo vengono contestati ben 677.404 accessi abusivi ai sistemi informatici istituzionali, mentre Auletta avrebbe effettuato oltre 131mila consultazioni sospette. Numeri che hanno fatto scattare l’allarme tra gli investigatori della Squadra Mobile di Napoli.
Secondo l’accusa, i due avrebbero utilizzato le proprie credenziali di accesso per entrare senza autorizzazione nelle banche dati delle forze dell’ordine e acquisire informazioni riservate da rivendere poi a privati, investigatori e professionisti. Tra i dati recuperati figurerebbero precedenti penali, segnalazioni di polizia giudiziaria, informazioni fiscali, posizioni Inps e dettagli relativi a cause civili, separazioni e contenziosi familiari.
Nell’inchiesta compaiono anche gli imprenditori Mattia Galavotti, Giuseppe Picasciello, Giuseppe Emendato e Giovanni Maddaluno, quest’ultimo ex commissario della Mobile di Napoli. Coinvolti inoltre Maria Rosaria Cantiello, Francesco Saverio Falace, il commercialista Pietro De Falco e Raimondo Siena, ritenuti dagli inquirenti legati alla società “Sole Investigazioni e Sicurezza”, considerata uno dei punti di riferimento della presunta rete di intelligence privata.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Napoli, coordinata dal procuratore Nicola Gratteri insieme ai pm Maria Sofia Cozza, Claudio Onorati e Vincenzo Piscitelli, il sistema funzionava come una vera centrale clandestina di informazioni. Gli investigatori hanno sequestrato anche un presunto listino prezzi: per ottenere notizie riservate bastavano cifre comprese tra i 6 e i 25 euro, a seconda della delicatezza dei dati richiesti.
L’indagine sarebbe partita da alcune anomalie rilevate dall’Inps durante un procedimento civile a Torino. In aula erano comparsi documenti dettagliati su contributi previdenziali e conti correnti che una delle parti non avrebbe potuto ottenere legalmente. Da quella segnalazione gli approfondimenti investigativi hanno portato fino a Napoli, facendo emergere migliaia di accessi anomali ai sistemi informatici istituzionali.
Tra gli indagati compare anche Giuliano Schiano, finanziere originario di Napoli e residente a Lecce, già coinvolto nella recente inchiesta milanese sulla presunta centrale di dossieraggi “Equalize”. Gli investigatori avrebbero inoltre notato un improvviso cambio di tenore di vita di alcuni degli indagati, tra auto di lusso e spese incompatibili con gli stipendi percepiti.
L’operazione ha portato a quattro arresti in carcere, sei ai domiciliari, 19 obblighi di dimora e sequestri patrimoniali per circa un milione e 300mila euro. Le accuse, a vario titolo, sono associazione per delinquere, corruzione, accesso abusivo a sistema informatico e violazione di atti riservati.