MARCIANISE. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli che ha riportato in carcere Pasquale Apicella, conosciuto negli ambienti criminali come “’o bellomm”, accende nuovamente i riflettori sui collegamenti tra il Casertano e il Nord Italia. Al centro degli approfondimenti investigativi non ci sarebbero soltanto le contestazioni legate all’associazione mafiosa, alle estorsioni e al traffico di droga, ma anche una rete di relazioni e interessi economici che, secondo gli investigatori, si sviluppava lungo l’asse Marcianise-Milano.
Proprio questo collegamento territoriale emerge in alcuni colloqui intercettati tra Apicella e Giovanni Salvatore Cerullo, cognato di Salvatore Cantiello detto “Carusiello”, figura storicamente ritenuta vicina al clan dei Casalesi e detenuta al regime del 41 bis. Secondo la ricostruzione investigativa, i due avrebbero parlato di affari comuni nei quali sarebbero stati coinvolti soggetti legati sia al territorio marcianisano sia ad ambienti lombardi. In quei dialoghi, finiti agli atti dell’indagine, si farebbe riferimento anche alla necessità di esercitare “pressioni” per favorire determinati interessi economici.
Gli investigatori stanno cercando di comprendere la reale portata di questi rapporti e soprattutto se dietro il collegamento con Milano vi fosse un sistema stabile di gestione di attività economiche o di traffici illeciti. Da anni, infatti, le inchieste antimafia raccontano di una presenza consolidata dei clan campani nel Nord Italia, soprattutto in Lombardia, dove storicamente si sono sviluppati investimenti, società di copertura e attività commerciali considerate appetibili dalla criminalità organizzata.
Nel caso specifico, gli accertamenti dei carabinieri si sono concentrati sui contatti mantenuti da Apicella dopo la scarcerazione. Le telecamere installate nei pressi della sua abitazione di Casal di Principe avrebbero documentato diversi incontri con Cerullo tra il 2022 e il 2023. Un rapporto ritenuto particolarmente delicato anche alla luce delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.
Già nel 2008 il pentito Domenico Bidognetti aveva indicato Cerullo come vicino agli ambienti del clan dei Casalesi. Successivamente, nel 2013, anche Bruno Buttone lo aveva descritto come intermediario nei rapporti economici tra i Casalesi e il clan Belforte di Marcianise, soprattutto in settori ritenuti storicamente strategici come videopoker e distribuzione del caffè nei bar.
L’attenzione degli investigatori si concentra quindi non solo sui singoli episodi contestati, ma sulla possibile esistenza di una rete di relazioni capace di collegare il Casertano ad ambienti imprenditoriali e criminali del Nord. Un asse che, secondo gli inquirenti, potrebbe rappresentare uno dei canali attraverso cui alcuni gruppi cercano ancora oggi di mantenere influenza economica fuori dalla Campania.
Le indagini restano aperte e saranno i successivi approfondimenti giudiziari a chiarire l’effettiva consistenza delle accuse. Tutti gli indagati, come previsto dalla legge, sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.