SAN MARCELLINO. Nuova decisione giudiziaria nell’inchiesta sulle estorsioni aggravate dal metodo mafioso riconducibili al clan dei Casalesi nel territorio di San Marcellino. Il gip del tribunale di Napoli Gabriella Logozzo, in funzione di giudice dell’esecuzione, ha disposto una riduzione della pena nei confronti di Massimiliano Stabile, imprenditore del settore vetrario ritenuto vicino agli ambienti del clan e coinvolto in episodi estorsivi come presunto “esattore”.
La pronuncia arriva dopo l’intervento della Corte di Cassazione, che aveva annullato con rinvio una precedente ordinanza emessa dal gip partenopeo. In quella fase, infatti, era stata respinta la richiesta avanzata dalla difesa di Stabile, rappresentata dall’avvocato Pasquale Davide De Marco, finalizzata al riconoscimento del vincolo della continuazione tra due differenti condanne riportate dall’imputato.
I procedimenti riguardavano, da un lato, una sentenza emessa dal gup di Napoli relativa ad un’estorsione aggravata dal metodo mafioso compiuta a San Marcellino nel giugno del 2018 e, dall’altro, una decisione del tribunale di Napoli per ulteriori episodi estorsivi aggravati dall’agevolazione mafiosa avvenuti tra aprile e dicembre dello stesso anno.
In un primo momento il giudice dell’esecuzione aveva escluso l’esistenza di un unico piano criminoso, pur riconoscendo la vicinanza temporale tra gli episodi contestati. La Suprema Corte, però, ha ritenuto carente la motivazione, evidenziando come non fossero stati adeguatamente valutati diversi elementi indicativi dell’unicità del disegno criminale.
Tornato davanti al gip di Napoli, il caso è stato nuovamente esaminato e il giudice ha accolto la richiesta difensiva, riconoscendo le affinità tra le condotte contestate e il contesto criminale in cui sarebbero maturate. Alla luce del riconoscimento della continuazione tra i reati, la pena complessiva inflitta a Massimiliano Stabile è stata rideterminata in 6 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a 5mila euro di multa.