Cellole. A più di due anni dal delitto di Roberto Fusciello, la Procura di Santa Maria Capua Vetere ha chiesto la condanna all’ergastolo per Gianluca Sangiorgio. La richiesta è stata avanzata dal sostituto procuratore Stefania Pontillo nel corso dell’udienza davanti alla Corte d’Assise del tribunale sammaritano.
Secondo l’accusa, l’aggressione avvenuta nel gennaio del 2024 lungo corso Freda, a Cellole, sarebbe stata caratterizzata da una violenza estrema e da motivazioni considerate sproporzionate rispetto a quanto accaduto poco prima della lite. Al centro del processo resta la morte del falegname 46enne, deceduto dopo essere stato colpito con una violenta testata al volto nel corso dello scontro.
Nel corso della requisitoria il pubblico ministero ha ricostruito i momenti dell’aggressione attraverso le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza presenti sia all’interno che all’esterno di una sala scommesse della zona. I filmati, ripresi da diverse angolazioni, avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire con precisione le fasi dell’episodio e la dinamica culminata con il colpo fatale.
Per la Procura il movente sarebbe nato da un presunto apprezzamento rivolto alla figlia minorenne dell’imputato, circostanza che però, secondo l’accusa, non avrebbe trovato conferme concrete nel corso dell’istruttoria dibattimentale. Anche qualora fosse stata reale, la reazione di Sangiorgio sarebbe stata del tutto sproporzionata.
Il pm ha inoltre evidenziato come l’aggressione sarebbe proseguita anche quando Fusciello era ormai inerme. Dalle testimonianze e dalle immagini acquisite emergerebbe infatti che la vittima sarebbe stata colpita mentre si trovava di spalle e successivamente trascinata al centro della carreggiata prima della testata decisiva.
Resta quindi confermata l’impostazione accusatoria di omicidio volontario aggravato dai motivi abbietti e futili. Il processo proseguirà nelle prossime settimane con gli interventi dei legali difensori dell’imputato.