AVERSA. Il sovraffollamento del Pronto Soccorso dell’ospedale Moscati torna al centro dell’attenzione dopo un’informativa della Direzione sanitaria dell’ASL Caserta, protocollata il 10 aprile 2026, che fotografa una situazione ormai strutturale.
Il documento evidenzia l’adozione di misure straordinarie per liberare posti e garantire la continuità assistenziale, ma la strategia individuata solleva forti perplessità tra gli operatori. Invece di intervenire sulle cause principali – come la carenza di posti letto o l’assenza di filtri territoriali efficaci – si ricorre ancora una volta al trasferimento dei pazienti verso altri presidi ospedalieri.
Questo meccanismo comporta un impatto diretto sul sistema di emergenza territoriale. Le ambulanze del 118, pur dovendo restare operative per gli interventi urgenti, vengono impiegate sempre più spesso per i cosiddetti trasporti secondari, sottraendo mezzi e personale alle emergenze tempo-dipendenti. Una scelta che, nei fatti, trasforma il servizio di soccorso in un vettore logistico per la gestione interna della rete ospedaliera.
Altro nodo critico riguarda la natura “straordinaria” del provvedimento. Se da un lato viene definito temporaneo, dall’altro l’utilizzo di procedure rapide e accordi informali lascia intendere una gestione emergenziale che rischia di consolidarsi nel tempo, diventando prassi.
Sul fronte della sicurezza, la situazione appare delicata. Il trasferimento continuo dei pazienti genera un aumento della pressione sugli operatori sanitari, già alle prese con turni pesanti e carichi di lavoro elevati. Il rischio è quello di compromettere non solo l’efficienza del sistema, ma anche la qualità dell’assistenza.
In assenza di interventi strutturali, la gestione del sovraffollamento continua dunque a basarsi su soluzioni tampone. E a sostenere il peso maggiore resta il 118, chiamato ancora una volta a compensare le criticità della rete ospedaliera dell’agro aversano.