CASERTA. Il Tribunale amministrativo regionale del Lazio ha confermato la decisione di sciogliere il Comune di Caserta per infiltrazioni della criminalità organizzata. I giudici della Prima sezione hanno respinto il ricorso presentato dall’ex sindaco Carlo Marino, che aveva contestato il decreto di scioglimento firmato dal Ministero dell’Interno guidato da Matteo Piantedosi.
La pronuncia arriva al termine di un procedimento amministrativo che ha visto contrapporsi, da un lato, gli ex amministratori dell’ente e, dall’altro, le istituzioni statali che avevano disposto il commissariamento del Comune. Insieme a Marino si erano costituiti anche gli ex consiglieri comunali Massimo Russo e Michele Picozzi, sostenendo l’illegittimità del provvedimento e chiedendone l’annullamento.
Sul fronte opposto, a difesa delle ragioni del Ministero e della Prefettura, si è costituito l’ex consigliere Donato Aspromonte, affiancato dall’avvocato Luigi Adinolfi. Nelle memorie depositate, la difesa ha evidenziato come gli elementi raccolti durante le indagini amministrative confermassero un quadro preoccupante, caratterizzato da possibili condizionamenti della camorra nella gestione dell’ente locale.
Il Tar ha ritenuto fondate le valutazioni alla base dello scioglimento, ribadendo la legittimità dell’azione del Viminale. Secondo i giudici, gli atti e le risultanze istruttorie hanno dimostrato l’esistenza di criticità tali da giustificare un intervento straordinario dello Stato per tutelare la trasparenza e il corretto funzionamento dell’amministrazione pubblica.
La decisione rappresenta un passaggio rilevante nella vicenda che ha coinvolto il Comune di Caserta, confermando la linea dura adottata dalle istituzioni nei confronti dei rischi di infiltrazione mafiosa negli enti locali. Resta ora da capire se gli ex amministratori decideranno di proseguire la battaglia legale con ulteriori ricorsi nei successivi gradi di giudizio.