Smascherata la rete dei fedelissimi: “Lo voglio fare finché muoio”

 

Casapesenna. Soldi, affari e una rete organizzata nei minimi dettagli. È quanto emerge dai verbali dei collaboratori di giustizia confluiti nell’inchiesta che ha portato ai provvedimenti eseguiti nelle ultime ore contro il gruppo legato al clan Zagaria.

Le dichiarazioni dei pentiti ricostruiscono una struttura operativa ben definita, con ruoli precisi e una gestione sistematica delle estorsioni. A parlare è, tra gli altri, Michele Barone, che descrive la creazione di una vera e propria squadra al servizio del clan: “Organizzai il giro servendomi prevalentemente di me stesso, di Bianco Carlo e in parte Antonio De Rosa. Raccoglievamo, tra luglio e agosto del 2009, circa 200mila euro”.

Una cifra enorme, che veniva poi suddivisa tra gli affiliati e destinata in parte alle casse del clan. “Io trattenevo qualcosa per me, compensai Bianco e De Rosa e il residuo lo inviai a Nobis Salvatore, ovviamente per farlo pervenire a Zagaria”, racconta ancora Barone, delineando il flusso del denaro e i collegamenti diretti con i vertici.

Le indagini evidenziano anche la presenza di una rete territoriale radicata tra Casapesenna, Trentola Ducenta e i comuni limitrofi, con il coinvolgimento di diversi soggetti ritenuti punti di riferimento operativi. Il collaboratore Caterino Massimiliano ricostruisce proprio questa fase: “Michele Barone divenne referente del clan per Casapesenna ed il suo gruppo era costituito da Carlo Bianco, Antonio De Rosa, Arturo Fontana e altri soggetti”.

Un sistema che non si limitava alle estorsioni, ma che garantiva anche supporto logistico e copertura ai latitanti. A confermarlo è Attilio Pellegrino, che racconta un episodio significativo: “In quella sede Michele Zagaria mi prese in disparte e mi chiese di indicargli delle persone incensurate e al di sopra di ogni sospetto che potessero aiutarlo nella latitanza”.

Fondamentale, secondo i magistrati, anche il ruolo degli incontri tra affiliati, veri e propri summit operativi in cui venivano decise strategie e spartizioni. In uno di questi, come emerge dai verbali, si discuteva apertamente della riscossione delle estorsioni nei territori tra Cancello ed Arnone e le aree limitrofe.

A distanza di anni, le intercettazioni confermerebbero la continuità dei rapporti tra gli indagati. In una conversazione del 2022, Carlo Bianco rimprovera Antonio De Rosa per essersi allontanato: “Io lo sto facendo sempre, io non mi sono mai tolto da mezzo a niente… Io l’ho fatto e lo voglio fare fino a quando muoio”.

Parole che, secondo gli inquirenti, dimostrano la persistenza del vincolo associativo e la volontà di mantenere attiva la struttura criminale.

Un quadro complesso e dettagliato che, attraverso le dichiarazioni dei pentiti, restituisce uno spaccato preciso del funzionamento interno del clan Zagaria, tra affari, gerarchie e fedeltà che resistono nel tempo.

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