Zannini in esilio, il Riesame non gli lascia scampo

 

Mondragone. Il Tribunale del Riesame ha confermato la misura cautelare del divieto di dimora in Campania per il consigliere regionale di Forza Italia e originario di Mondragone Giovanni Zannini. I giudici del tribunale della libertà hanno respinto il ricorso della difesa, ritenendo pienamente fondato l’impianto accusatorio della Procura di Santa Maria Capua Vetere.

La misura era stata disposta nei giorni scorsi dal gip, che aveva accolto solo parzialmente la richiesta della Procura – inizialmente orientata verso l’arresto – ritenendo però necessario allontanare Zannini dal territorio in cui opera per evitare il rischio di reiterazione del reato.

Al centro dell’inchiesta ci sono accuse pesanti: corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Zannini è indagato insieme agli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, legati all’azienda casearia Spinosa.

Secondo gli inquirenti, il consigliere regionale si sarebbe attivato per favorire i due imprenditori nella realizzazione di un caseificio a Cancello Arnone e nell’ottenimento di finanziamenti pubblici tramite Invitalia, per una prima tranche di circa 4 milioni di euro poi finita sotto sequestro. In cambio, avrebbe ricevuto benefici personali, tra cui una vacanza in yacht.

L’indagine ricostruisce anche un presunto sistema per aggirare i vincoli ambientali, in particolare la mancata valutazione di incidenza (Vinca), attraverso passaggi amministrativi ritenuti irregolari e documentazione considerata falsa.

Già il gip aveva evidenziato la “spregiudicatezza” del politico e il concreto rischio di reiterazione dei reati. Valutazioni ora condivise anche dal Riesame, che ha confermato integralmente la misura cautelare.

La difesa potrà ora ricorrere in Cassazione. Resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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