RIARDO. Ventuno anni di carcere per Vicol Ciprian. È questa la sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Marcella Suma, con a latere Maria Compagnone, nei confronti dell’uomo ritenuto colpevole dell’uccisione di Francesca Compagnone, la 28enne originaria di Teano, morta il 26 ottobre 2022 nella sua abitazione di Riardo, colpita da un proiettile di fucile.
I giudici hanno accolto l’impianto accusatorio della Procura, rappresentata dai sostituti Gionata Fiore e Nicola Camerlingo, riconoscendo la natura volontaria del delitto e l’aggravante del legame affettivo tra vittima e imputato. Decisive le consulenze balistiche, che hanno escluso categoricamente l’ipotesi dell’incidente. La Corte ha quindi qualificato il fatto come femminicidio, come evidenziato anche nel dispositivo.
Oltre alla pena detentiva, Ciprian è stato condannato al risarcimento dei danni nei confronti dei familiari della vittima, da quantificare in sede civile, e al pagamento immediato di una provvisionale: 200mila euro per ciascun genitore e 100mila euro per ciascun fratello. Disposta anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. I familiari, costituiti parte civile, erano assistiti dagli avvocati Vincenzo Cortellessa e Leopoldo Zanni.
L’iter giudiziario ha visto un’importante svolta nel tempo. In un primo momento, infatti, il caso era stato inquadrato come omicidio colposo, ipotizzando una tragica fatalità. Una tesi non condivisa dalla Procura, che ha impugnato la decisione fino ad arrivare in Cassazione. La Suprema Corte ha annullato il primo provvedimento, disponendo un nuovo riesame che ha portato alla riqualificazione del reato in omicidio volontario e all’emissione della misura cautelare nei confronti dell’imputato, formalizzata nel marzo 2024.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la sera del delitto i due giovani erano rientrati nella villetta della famiglia Compagnone dopo aver trascorso del tempo fuori. In una stanza, a causa di lavori in corso, erano presenti tre fucili legalmente detenuti dal padre della vittima ma lasciati incustoditi. In quel contesto, Ciprian avrebbe imbracciato un’arma semiautomatica, puntandola verso Francesca e facendo fuoco, colpendola mortalmente al volto.
Subito dopo l’accaduto, il giovane avrebbe chiamato i soccorsi, ma per la 28enne non ci fu nulla da fare: i sanitari del 118 poterono soltanto constatarne il decesso.
Nel corso del processo, l’imputato – difeso dagli avvocati Ferdinando Trasacco e Fabio Ucciero – non avrebbe mai manifestato segni di pentimento né rivolto scuse ai familiari della vittima. In aula, i fratelli di Francesca hanno accolto la lettura della sentenza in silenzio, consapevoli che nessuna condanna potrà colmare il vuoto lasciato dalla giovane, ma con la certezza che la giustizia ha riconosciuto la verità dei fatti: Francesca è stata uccisa da chi le era accanto.