Pubblicità e prodotti del clan, condanne tagliate: il verdetto bis per 4

AVERSA. La prima sezione della Corte d’Appello di Napoli, con una decisione pronunciata nella giornata di ieri, ha rideterminato le condanne nei confronti di Antonio Barbato, Carmine Lucca, Antonio Chiacchio e Antonio Palumbo, imputati per una serie di episodi estorsivi riconducibili, secondo l’accusa, al clan dei Casalesi, in particolare alla fazione Bidognetti.

Il collegio giudicante ha quindi rivisto al ribasso le pene inflitte in precedenza. Nel dettaglio, Antonio Barbato, assistito dagli avvocati Giovanni e Michele Cantelli, passa da 14 anni di carcere a 9 anni e 6 mesi. Carmine Lucca, difeso da Luciano Fabozzi, vede la propria condanna ridursi da 11 a 8 anni. Antonio Chiacchio, seguito dal legale Agostino Di Santo, scende da 8 anni a 6 anni e 8 mesi. Infine, Antonio Palumbo, difeso dall’avvocato Agostino D’Alterio, ottiene una riduzione da 6 anni e 6 mesi a 5 anni di reclusione.

Le vicende oggetto del processo risalgono al periodo compreso tra il 2018 e il 2019 e riguardano una presunta attività estorsiva ai danni di un commerciante di Teverola, titolare di un minimarket. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, Barbato e Lucca avrebbero fatto leva sulla loro presunta vicinanza al clan per ottenere merce senza corrispondere alcun pagamento, generando un clima di pressione e timore.

Tra gli episodi contestati emerge anche un tentativo di estorsione attribuito a un soggetto, che avrebbe richiesto alla vittima la somma di 1.500 euro, trattenendo l’autovettura del figlio del commerciante come forma di intimidazione.

Le accuse non si limitano alla sottrazione di beni alimentari: gli imputati avrebbero anche imposto l’acquisto obbligato di materiale pubblicitario a prezzi maggiorati e richiesto somme di denaro con il pretesto di sostenere detenuti, sempre facendo leva sulla loro presunta appartenenza al sodalizio criminale.

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