Ucciso a testate, il killer chiede scusa: “Non volevo”

 

Cellole. Si è aperta con parole di pentimento l’udienza davanti alla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere nel processo per l’omicidio di Roberto Fusciello, il falegname di 46 anni morto a seguito di una violenta aggressione avvenuta nel gennaio 2024 a Cellole.

Nel corso della seduta è stata letta una lettera scritta dall’imputato, Gianluca Sangiorgio, 47 anni, nella quale l’uomo ha espresso il proprio dolore per quanto accaduto, chiedendo scusa sia ai suoi familiari sia a quelli della vittima. “Non volevo causare tutto questo dolore”, ha scritto, definendo l’accaduto come un errore su cui continua a riflettere.

Le parole, però, non hanno attenuato la sofferenza dei parenti di Fusciello, presenti in aula, che hanno accolto il messaggio con evidente rabbia e commozione.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, la tragedia sarebbe scaturita da una lite iniziata all’interno di una sala scommesse sul corso Freda. La discussione sarebbe poi degenerata all’esterno, dove Sangiorgio avrebbe colpito la vittima con calci e pugni, per poi infliggergli una violenta testata al volto che lo ha fatto cadere a terra. Anche dopo averlo messo fuori combattimento, l’aggressore avrebbe continuato a inveire contro di lui.

Determinanti per l’identificazione dell’imputato sono stati i filmati delle telecamere di videosorveglianza, sia pubbliche che private.

Sangiorgio è attualmente imputato per omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Il processo proseguirà nel mese di aprile, quando saranno ascoltate nuove testimonianze, tra cui quelle della figlia e della compagna dell’imputato.

Nel procedimento sono coinvolti diversi legali: la difesa dell’imputato è affidata agli avvocati Gianluca Di Matteo e Ferdinando Letizia, mentre i familiari della vittima, costituitisi parte civile, sono assistiti dagli avvocati Marco Andrea Zarone e Federico Caporaso.

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