Lavori truccati e residenze fittizie, 37 indagati. I nomi

 

Marcianise/Trentola Ducenta/Cancello Arnone/Aversa/Recale/Capodrise. Un’organizzazione articolata e radicata sul territorio che, secondo gli investigatori, avrebbe gestito in modo illecito le pratiche per l’ingresso in Italia di lavoratori stranieri. È questo lo scenario emerso da una vasta indagine che ha portato all’esecuzione di numerose misure cautelari e al coinvolgimento complessivo di 37 persone.

Nel dettaglio sono state eseguite 15 ordinanze di custodia cautelare in carcere e tre arresti domiciliari. Tra le persone finite in carcere figurano Giuseppe Allosso, 49 anni di Marcianise; Gabriele Brunitto, 42 anni di Trentola Ducenta; Aniello Della Valle, 62 anni di Cancello ed Arnone; Chercki El Alloumi, cittadino marocchino di 45 anni; Larbi Jabbour, marocchino di 53 anni residente ad Aversa; Lal Harbans, indiano di 70 anni; Ciro Monti, 65 anni di San Marcellino; Giuseppe Porfidia, 57 anni di Recale; Francesco Rainone, 64 anni di Aversa; Giuseppe Ricciardi, 46 anni di Capodrise; Agostino Scala, 43 anni di Santa Maria Capua Vetere; Sukhjit Singh, indiano di 49 anni; Michele Tartaro, 56 anni di Marcianise; Raffaele Tesone, 34 anni di Parete.

Ai domiciliari sono finiti invece Hafiad Ayat Baiyh, 41 anni residente a Qualiano; Antonio Landolfo, 25 anni di Orta di Atella; e Giovanni Pezone, 74 anni di Lusciano.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della Squadra Mobile di Napoli, coordinati dal dirigente Luigi Grassi, al vertice dell’organizzazione ci sarebbe stato Giuseppe Allosso, titolare di un’agenzia di servizi con sede a Marcianise. Proprio l’ufficio gestito dall’uomo sarebbe stato il punto di riferimento per la preparazione e l’invio delle pratiche relative alle richieste di ingresso dei lavoratori stranieri.

Il sistema, secondo l’accusa, si reggeva su diversi livelli di collaborazione. Da un lato venivano individuati imprenditori disponibili a presentare richieste di nulla osta per l’assunzione di lavoratori stranieri; dall’altro si creavano residenze fittizie e documentazioni utili a completare le pratiche, che venivano poi caricate attraverso specifiche postazioni informatiche e call center durante le giornate del cosiddetto “click day”, quando è possibile inoltrare le domande per i flussi di ingresso.

Un ruolo centrale nell’organizzazione, secondo le indagini, sarebbe stato svolto anche da Ciro Monti, dipendente dell’Ispettorato del Lavoro di Napoli. L’uomo avrebbe espresso pareri sulle pratiche favorendone l’esito positivo e sarebbe stato legato direttamente ad Allosso. Nell’operazione sono stati arrestati anche alcuni suoi collaboratori più stretti, tra cui Antonio Landolfo e Larbi Jabbour.

Tra i soggetti coinvolti nelle indagini figurano inoltre diversi intermediari, definiti dagli investigatori “collettori”, che si occupavano di raccogliere i nominativi dei cittadini stranieri interessati a entrare in Italia e di gestire il flusso di denaro destinato all’organizzazione. Le persone venivano poi inserite formalmente in aziende, spesso del settore agricolo, con assunzioni ritenute fittizie. Per ciascuna pratica veniva richiesto un pagamento che oscillava tra i 1200 e i 2000 euro.

Nel corso delle indagini è emerso anche il coinvolgimento di un infermiere, Nicola Tartaglione, in servizio presso l’ospedale di Marcianise. Secondo l’accusa, avrebbe prodotto certificazioni mediche con l’obiettivo di dimostrare una presunta presenza in Italia degli stranieri prima dell’8 marzo 2020, elemento utile per alcune procedure di regolarizzazione.

Gli investigatori hanno inoltre individuato il possibile intervento di un commercialista, non inserito formalmente tra i 37 indagati, che avrebbe predisposto documentazione fiscale alterata per superare le verifiche sulla solidità economica delle aziende coinvolte.

L’indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e culminata nelle misure cautelari firmate dal gip Raffaele Coppola, ha preso avvio da un esposto anonimo arrivato nel maggio del 2018 alla Prefettura di Napoli, nel quale venivano segnalate presunte anomalie nella gestione delle pratiche per l’ingresso dei lavoratori stranieri.

Grazie anche all’installazione di una microspia nell’auto di Monti, la polizia è riuscita a ricostruire nel dettaglio il funzionamento della rete, che aveva il suo centro operativo principale a Marcianise, in provincia di Caserta.

Dalle indagini è emerso inoltre che Monti aveva interessi economici anche in Marocco, dove gestiva due ristoranti ad Agadir e Marrakech insieme alla moglie Samira Boutlane, anch’essa coinvolta nell’inchiesta. In quei locali si sarebbero rivolti diversi cittadini marocchini intenzionati a entrare in Italia, disposti a pagare tra i 6500 e i 9000 euro per avere la certezza che le pratiche andassero a buon fine.

Gli inquirenti ritengono che il sistema fosse ben organizzato e strutturato, con una rete di intermediari incaricati di raccogliere le richieste e i pagamenti, trattenendo una commissione compresa tra i 500 e i 1000 euro prima di trasferire il resto del denaro ai vertici dell’organizzazione.

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