Appalti al Cira, intercettazioni cancellate: non si possono usare

 

CAPUA. Svolta nel processo sugli appalti al Cira di Capua: il tribunale dichiara inutilizzabili le intercettazioni raccolte a partire dal 2019. A stabilirlo è stato il collegio del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduto dal giudice Rosetta Stravino, che ha accolto l’eccezione sollevata dai difensori degli imputati in merito alla legittimità delle captazioni.

La decisione riguarda le registrazioni effettuate nell’ambito di un diverso procedimento investigativo, scaturito dalle dichiarazioni di Luigi Cassandra, ex assessore di Trentola Ducenta ritenuto dagli inquirenti vicino a Michele Zagaria. Proprio in quell’inchiesta era stato intercettato l’imprenditore Sergio Orsi, oggi a processo insieme ad altre dieci persone, mentre parlava degli appalti relativi al Cira, il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali di Capua.

Secondo quanto emerso, dopo quelle conversazioni Orsi avrebbe ottenuto documentazione di gara prima della pubblicazione ufficiale dei bandi. Tuttavia, la validità di quel materiale investigativo era già stata contestata davanti al Tribunale del Riesame e successivamente in Cassazione, dove era stata dichiarata la nullità delle intercettazioni perché autorizzate in un procedimento differente.

La questione è stata ora affrontata anche nel dibattimento. I giudici hanno disposto l’esclusione delle captazioni dagli atti processuali, una decisione che incide in maniera significativa sull’impianto accusatorio costruito dalla Dda. L’effetto concreto è l’eliminazione dal fascicolo delle registrazioni successive al 2019.

Il procedimento riprenderà all’inizio di marzo, quando la Procura dovrà rivalutare le contestazioni alla luce della pronuncia del collegio.

Oltre a Sergio Orsi, sono imputati Carlo Russo e Vincenzo Filomena, dipendenti del Cira; Antonio Fago; Adolfo Orsi; Francesco Pirozzi; Salvatore Orsi; Felice Ciervo; Francesco Ciervo; Amedeo Grassia, ex assessore a Trentola Ducenta; e Fiore Di Palma.

Per l’accusa, Orsi avrebbe promesso a Carlo Russo e Vincenzo Filomena somme di denaro, calcolate in percentuale sugli appalti, orientando gli inviti alle gare verso imprese di suo riferimento così da favorire l’aggiudicazione a società riconducibili allo stesso gruppo.

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