TEVEROLA. Sono complessivamente 283 anni di carcere le pene inflitte dal gup Antonio Baldassarre del tribunale di Napoli al termine del rito abbreviato a carico del boss Nicola Di Martino, vice ad interim di Aldo Picca, e del gruppo ritenuto vicino al clan impegnato nel tentativo di riprendere il controllo di Teverola e dei centri limitrofi.
Nel dettaglio, il giudice ha disposto 20 anni di reclusione per Salvatore De Santis e Giovanni Abbate; 18 anni per Nicola Di Martino e Raffaele Di Tella; 16 anni per Salvatore Muscariello e Michele Vinciguerra; 15 anni per Antonio Zuppa; 14 anni per Antimo Ceparano; 12 anni e 8 mesi per Raffaele Santoro; 10 anni per Antonio Zaccariello; 9 anni per Francesco De Chiara; 8 anni per Carmine Sfoco; 6 anni e 8 mesi per Nicola Podda; 6 anni per Giovanni Picca; 4 anni e 10 mesi per Veronika Viatkina; 4 anni e 5 mesi per Enrico Della Gatta; 4 anni per Carmine Di Tella, Marco Bosco (per il quale è caduta l’accusa associativa) e Fabio Della Volpe; 3 anni e 11 mesi per Rega Antonio (assolto dall’associazione per droga); 2 anni e 8 mesi per Fabio Buffardo; 2 anni per Cristian Pio Intelligenza, Luigi Stellato e Giuseppe Lama; 1 anno e 8 mesi per Angelo Rega (assolto dal reato associativo per droga) e 1 anno e 4 mesi per Vincenzo Mottola.
Ben più pesante era stata la richiesta formulata dal sostituto procuratore della Dda Simona Belluccio, che nella requisitoria aveva invocato complessivamente 337 anni di reclusione.
Gli imputati erano finiti sotto inchiesta nell’ambito dell’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Le accuse contestate comprendono associazione di tipo mafioso, estorsioni, intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio, detenzione di armi, oltre a traffico e spaccio di droga.
L’attività investigativa, sviluppata tra il 2021 e il 2023 nei territori di Teverola e Carinaro, ha documentato – attraverso intercettazioni, analisi dei tabulati telefonici e servizi di osservazione – il progetto di Aldo Picca, tornato in libertà dopo 19 anni di carcere, di riorganizzare il sodalizio criminale e riaffermare la propria influenza sull’area.
Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe imposto estorsioni a commercianti, imprenditori, titolari di pompe funebri, farmacisti e perfino a un professore finito nel mirino per aver preso in locazione un terreno ritenuto strategico. Centrale anche il traffico di sostanze stupefacenti – cocaina, hashish e marijuana – che avrebbe garantito introiti costanti e un controllo quasi monopolistico del mercato locale.