CASAL DI PRINCIPE. Un volto già conosciuto negli ambienti investigativi locali, un passato giudiziario alle spalle e una misura restrittiva in corso al momento del fermo. Emergono nuovi dettagli sul 48enne Raffaele D’Agostino, arrestato dai carabinieri della Stazione di Casal di Principe con l’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
Se nella nota ufficiale si faceva riferimento al quantitativo di cocaina – circa 45 grammi – e al denaro contante rinvenuto nell’auto, il retroscena giudiziario aggiunge elementi significativi. D’Agostino, infatti, non solo risultava già noto per reati legati agli stupefacenti, ma in passato era stato condannato in via definitiva. Sei anni fa la Corte d’Appello di Napoli confermò per lui una pena di due anni di reclusione per fatti analoghi. Il tentativo di far riconoscere l’uso personale della droga sequestrata all’epoca non convinse i giudici, che respinsero la tesi difensiva anche nei successivi gradi di giudizio.
Un elemento che pesa ora nella valutazione complessiva della sua posizione è la recidiva. Al momento del controllo, il 48enne era sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di residenza, con il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione nelle ore serali. Proprio durante una fascia oraria coperta dal divieto sarebbe stato intercettato alla guida della sua Volkswagen Polo.
Non solo. Dagli accertamenti è emerso che l’uomo era al volante senza aver mai conseguito la patente di guida, circostanza che aggrava ulteriormente il quadro. Il tentativo di eludere il controllo, con un improvviso cambio di direzione alla vista delle pattuglie, ha insospettito i militari che hanno proceduto a una perquisizione accurata, individuando la droga occultata nella fodera dello schienale del sedile anteriore.
Dopo le formalità di rito, D’Agostino è stato trasferito nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, in attesa della convalida davanti al Tribunale di Napoli Nord. La Procura valuterà ora non solo il nuovo episodio contestato, ma anche il peso dei precedenti e delle violazioni delle prescrizioni già imposte.
Come previsto dalla legge, l’indagato resta presunto innocente fino a eventuale sentenza definitiva.