Maddaloni. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha stabilito un risarcimento di circa mezzo milione di euro in favore dei familiari di un paziente deceduto dopo aver contratto un’infezione riconducibile, secondo i giudici, all’ambiente ospedaliero. La decisione è stata assunta dalla III sezione civile, con sentenza firmata dal giudice Ida D’Onofrio e depositata nei giorni scorsi.
L’azione civile era stata promossa dagli eredi dell’uomo, assistiti dall’avvocato Guglielmo Ventrone, nei confronti della casa di cura San Michele e della compagnia assicurativa Berkshire Hathaway International Insurance Limited. La clinica era rappresentata dall’avvocato Giuseppe Carfora, mentre la compagnia assicurativa era difesa dall’avvocato Massimiliano Scipioni.
La vicenda sanitaria risale al periodo compreso tra il 2009 e il 2010. Il paziente, affetto da una grave patologia cardiaca, era stato inizialmente sottoposto a un’angioplastica coronarica presso la clinica Villa dei Pini di Acerra. Nei mesi successivi, a causa di un peggioramento delle condizioni cliniche, era stato trasferito presso il reparto di Alta Specializzazione di Cardiochirurgia della clinica San Michele, dove i medici avevano disposto un intervento di sostituzione della valvola aortica.
Dagli accertamenti emersi in giudizio è risultato che l’uomo presentasse già al momento del ricovero segnali compatibili con uno stato infettivo, che non sarebbero stati adeguatamente gestiti prima dell’operazione. Dopo l’intervento, il quadro clinico si sarebbe ulteriormente aggravato, fino al decesso avvenuto il 1° febbraio 2010.
Le consulenze tecniche, sia in ambito penale sia civile, hanno evidenziato come l’infezione insorta dopo l’intervento fosse riconducibile a un’infezione correlata all’assistenza, aggravata da carenze nella gestione post-operatoria. In particolare, è stato sottolineato il mancato tempestivo riconoscimento e trattamento dell’infezione polmonare.
Il giudice ha ritenuto che, pur non essendo l’unica causa della morte, l’infezione abbia inciso in modo rilevante sulle possibilità di sopravvivenza del paziente. Non essendo stata dimostrata l’inevitabilità dell’evento, il Tribunale ha condannato la compagnia assicurativa al pagamento di circa 500mila euro di risarcimento, oltre a circa 30mila euro per le spese legali, poste in solido con la clinica