CASAL DI PRINCIPE. È stato pronunciato nel pomeriggio di ieri, presso il Tribunale di Napoli Nord, il dispositivo di primo grado relativo a uno dei procedimenti più rilevanti scaturiti dalle recenti indagini sul clan dei Casalesi. L’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta dai carabinieri, risale al 2022 e aveva portato all’emissione di 37 provvedimenti cautelari, con l’obiettivo di colpire le ramificazioni economiche riconducibili alle famiglie Bidognetti e Schiavone.
Il collegio giudicante ha inflitto pene severe. I fratelli Ernesto e Giovanni Corvino, entrambi originari di Casal di Principe, sono stati condannati a dodici anni di carcere ciascuno. Per Biagio Francescone, residente a San Nicola la Strada, la pena è stata fissata in nove anni e quattro mesi, mentre Gabriele Salvatore, di Giugliano, ha ricevuto una condanna a otto anni di reclusione. Assoluzione con formula piena, invece, per Angelo Zaccariello, Giuseppe Spada e Vincenzo Simonelli.
Secondo la ricostruzione della Dda, i fratelli Corvino avrebbero operato all’interno del clan Bidognetti come referenti economici, in particolare nel settore delle onoranze funebri. L’ipotesi accusatoria di associazione di tipo mafioso faceva riferimento a versamenti periodici di denaro destinati a Vincenzo D’Angelo, successivamente divenuto collaboratore di giustizia e indicato come uomo di fiducia della famiglia del boss Francesco Bidognetti, noto come “Cicciotto ’e mezzanotte”.
Per Vincenzo Simonelli, soprannominato “Papele”, l’accusa iniziale lo individuava come incaricato della riscossione dei proventi estorsivi per conto del clan, in particolare per conto di Giosuè Fioretto, ritenuto luogotenente della cosca e giudicato separatamente. Il Tribunale ha tuttavia ritenuto il quadro probatorio insufficiente, disponendo l’assoluzione.
Biagio Francescone è stato invece riconosciuto responsabile del reato di estorsione, commesso in concorso con altri soggetti le cui posizioni erano già state definite con rito abbreviato. Secondo l’accusa, avrebbe svolto un ruolo di collegamento tra esponenti del clan e imprenditori attivi nell’area industriale compresa tra Teverola e Carinaro, fungendo da intermediario nelle richieste estorsive.
La condanna inflitta a Gabriele Salvatore riguarda invece il reato di usura, ritenuto provato al termine del dibattimento.
Oltre a Simonelli, sono stati assolti anche Angelo Zaccariello e Giuseppe Spada, per i quali le contestazioni di natura estorsiva avanzate dalla Dda non hanno trovato conferma in sentenza.
Il processo ha visto impegnato un ampio collegio difensivo composto dagli avvocati Tammaro Diana, Alfonso Quarto, Claudio Sgambato, Domenico Della Gatta, Domenico Cesaro, Ciro Della Torre e Umberto Costanzo. Il verdetto di primo grado rappresenta una nuova tappa giudiziaria nell’inchiesta sulle infiltrazioni dei clan casalesi nell’economia del territorio. Il procedimento, tuttavia, non è concluso: il quadro resta aperto ai successivi gradi di giudizio e tutti gli imputati, come previsto dalla legge, sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva.