NAZIONALE – Il bonus anziani, ufficialmente chiamato Prestazione Universale, è una misura introdotta dal Decreto Anziani per sostenere economicamente le famiglie che assistono over 80 non autosufficienti in condizioni di particolare fragilità. Il contributo, gestito dall’INPS, è attivo in via sperimentale fino al 31 dicembre 2026 e nasce con l’obiettivo di integrare l’indennità di accompagnamento, aiutando a coprire i costi dell’assistenza quotidiana.
Il valore del bonus è significativo e può arrivare fino a 1.392 euro al mese. L’importo complessivo è formato da due componenti: l’indennità di accompagnamento, pari a 542 euro mensili, e una quota integrativa di 850 euro, pensata specificamente per sostenere le spese legate all’assistenza continuativa. Questa parte aggiuntiva è destinata a coprire costi come quelli per badanti, assistenza domiciliare o altri servizi necessari nei casi di disabilità gravissima, che spesso rappresentano un peso economico rilevante per le famiglie.
Per accedere alla Prestazione Universale è necessario soddisfare requisiti ben precisi. Il beneficiario deve avere almeno 80 anni, trovarsi in una condizione di non autosufficienza grave con bisogno di assistenza continua e avere una situazione economica particolarmente svantaggiata. Il limite ISEE fissato è di 6.000 euro e, per ampliare la platea dei potenziali beneficiari, l’INPS accetta sia l’ISEE ordinario sia l’ISEE sociosanitario con nucleo ristretto.
La domanda può essere presentata direttamente online sul portale INPS oppure tramite patronato. Durante la procedura è obbligatorio compilare un questionario sul bisogno assistenziale gravissimo, che serve a valutare il contesto familiare e la reale necessità di assistenza. Le informazioni richieste consentono all’INPS di verificare la situazione complessiva dell’anziano e del nucleo in cui vive.
Un elemento centrale del bonus anziani riguarda la documentazione delle spese di assistenza. Per ricevere la quota integrativa da 850 euro è necessario dimostrare i costi sostenuti, caricando online contratti di lavoro domestico, buste paga della badante o fatture per servizi di assistenza, corredate dalle ricevute di pagamento. Senza questa documentazione il contributo aggiuntivo può essere sospeso o revocato.
Fondamentali sono anche le tempistiche. Dopo l’accoglimento della domanda, i documenti devono essere inviati entro 30 giorni dalla notifica per ottenere il pagamento e gli eventuali arretrati. Inoltre, l’INPS ha stabilito scadenze trimestrali per il mantenimento della quota integrativa: il mancato rispetto di queste date può comportare la perdita del beneficio.