Orta di Atella. L’indagine giudiziaria che ha coinvolto Antonio Russo, assessore all’Urbanistica e al Suap del Comune di Orta di Atella, tornato in libertà dopo un periodo agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione, riporta sotto i riflettori una questione mai realmente risolta: la fragilità urbanistica di un territorio segnato da decenni di speculazione edilizia.
Orta di Atella porta ancora addosso le ferite di una stagione in cui interessi economici, politica e criminalità organizzata – come accertato in passate inchieste – si sarebbero intrecciati in un vero e proprio sacco del territorio. Figura simbolo di quella fase resta l’ex sindaco ed ex consigliere regionale Angelo Brancaccio, che ha scontato una lunga condanna per il proprio ruolo nella cementificazione del Comune. Il suo nome riaffiora oggi solo sullo sfondo di una nuova vicenda giudiziaria.
A chiamarlo indirettamente in causa è Massimo Landolfo, imprenditore già coinvolto in un’altra indagine che in passato ha interessato anche Tina Rispoli e Tony Colombo, e che in questo procedimento figura come denunciante. Landolfo sostiene che Russo gli avrebbe richiesto denaro per favorire il cambio di destinazione d’uso di 35 unità immobiliari, da uffici ad abitazioni, acquistate all’asta dalla società Real Estate riconducibile alla famiglia.
Secondo la sua ricostruzione, tutto sarebbe nato da un contatto avviato tramite Biagio Tessitore, intermediario arrestato e poi rimesso in libertà insieme all’assessore. Durante un incontro, vi sarebbe stato anche un incrocio con Brancaccio, che avrebbe indicato Russo come possibile riferimento tecnico. Da lì sarebbero partiti i contatti, mediati da professionisti esterni per evitare incompatibilità formali.
Nel fascicolo emergono versioni opposte. Landolfo parla di una richiesta iniziale di 130mila euro, poi ridotta a 30mila, somma che sarebbe stata versata in parte con bonifici e in parte in contanti. Russo respinge ogni accusa, sostenendo che il denaro ricevuto fosse un compenso professionale e non illecito. Il gip del Tribunale di Napoli Nord ha disposto la sua liberazione per assenza di gravi indizi di colpevolezza.
Al di là dell’esito processuale, la vicenda solleva interrogativi politici ed etici sull’opportunità di intrecciare incarichi professionali privati con ruoli istituzionali in settori tanto delicati come l’urbanistica.