Capua. Nel processo sulle infiltrazioni della camorra nella città di Capua, davanti alla terza sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, è stata ascoltata la deposizione dell’ex sindaco Carmine Antropoli, chiamato a chiarire il proprio ruolo e le relazioni istituzionali legate alla vicenda del cosiddetto Palazzo delle Cento Persone.
L’ex primo cittadino ha ricostruito i contatti avuti durante il suo mandato con gli imprenditori che avevano acquistato l’immobile all’asta fallimentare, spiegando che i rapporti erano limitati a normali interlocuzioni amministrative legate a un investimento sul territorio. Antropoli ha escluso qualsiasi confronto o accordo con esponenti del clan Zagaria o con Nicola Schiavone, respingendo ogni ipotesi di coinvolgimento o di conoscenza di interessi criminali sulla riqualificazione del complesso.
Secondo quanto emerso in aula, inizialmente gli imprenditori avevano ottenuto regolare permesso a costruire per il recupero dell’immobile, ma successivamente avrebbero manifestato difficoltà nella vendita degli appartamenti. Da qui l’ipotesi di una diversa destinazione d’uso. Antropoli ha spiegato di aver espresso perplessità su un eventuale polo per l’immigrazione in pieno centro storico, ritenendo più sostenibile, sotto il profilo sociale ed economico, la trasformazione in una struttura sanitaria assistenziale. In questa ottica avrebbe anche avviato un confronto informale con esperti del settore sanitario regionale, valutando l’impatto positivo che una Rsa avrebbe potuto avere sul territorio.
L’ex sindaco ha ribadito che ogni iniziativa fu intrapresa nell’esclusivo interesse della città e che i rapporti con gli imprenditori cessarono con la fine del suo mandato amministrativo.
Nel corso dell’udienza sono stati ascoltati anche altri testimoni. L’ex capocantiere di una cooperativa coinvolta in interventi edilizi tra Trentola Ducenta e Capua ha riferito di non aver mai subito pressioni o richieste estorsive, mentre un ingegnere incaricato dalla Banca Monte dei Paschi di Siena ha illustrato le numerose perizie effettuate sull’immobile nel corso degli anni, evidenziando il drastico calo del valore di mercato e le criticità legate alla mancata autorizzazione regionale per l’accreditamento sanitario.
Il procedimento vede imputati imprenditori e tecnici accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno, turbativa d’asta, corruzione e riciclaggio. L’inchiesta, collegata a un filone più ampio, ipotizza l’esistenza di un sistema finalizzato a pilotare appalti pubblici a favore di imprese riconducibili ai clan Zagaria e Schiavone. Il processo riprenderà nei prossimi mesi con l’audizione di altri testimoni della difesa.