CASTEL VOLTURNO/SAN CIPRIANO D’AVERSA/MONDRAGONE. Un presunto sistema di compravendita di voti basato su pagamenti in contanti, con somme che oscillavano tra 50 e 70 euro a elettore, emerge dagli atti dell’indagine sulle elezioni comunali di Castel Volturno del giugno 2024. È uno degli aspetti più rilevanti dell’inchiesta che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di più persone, tra cui titolari di esercizi commerciali e soggetti ritenuti attivi nella raccolta del consenso. Coinvolti nell’inchiesta i sindaci di Castel Volturno e San Cipriano, Pasquale Marrandino e Vincenzo Caterino, e il consigliere regionale Giovanni Zannini.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il meccanismo sarebbe stato messo in piedi in occasione sia del primo turno dell’8 e 9 giugno sia del ballottaggio del 24 giugno a Castel Volturno. Il punto di snodo individuato dagli investigatori sarebbe stato un bar della zona di Ischitella, indicato come luogo di riferimento per l’organizzazione della distribuzione del denaro e per il coordinamento delle persone coinvolte.
Dagli atti emerge che alcuni elettori avrebbero ricevuto denaro contante in cambio della promessa di voto, mentre in altri casi il pagamento sarebbe avvenuto dopo l’espressione del consenso elettorale. In particolare, viene contestata la consegna di 70 euro a due soggetti, uno dei quali avrebbe poi girato la somma alla moglie, oltre alla distribuzione di 50 euro a un numero imprecisato di residenti, comunque non inferiore a quindici persone. In questo episodio non sono coinvolti i politici indagati.
L’indagine descrive anche una rete di intermediari incaricati di accompagnare gli elettori ai seggi o di verificare l’effettiva partecipazione al voto. In alcuni episodi, secondo l’accusa, sarebbero state utilizzate automobili per trasportare più persone, con pressioni e indicazioni esplicite su chi votare. Frasi e comportamenti riportati negli atti delineano un clima di condizionamento del libero esercizio del diritto di voto, elemento centrale delle contestazioni mosse dalla Procura.
Il denaro, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe rappresentato lo strumento principale per orientare le scelte elettorali, configurando una violazione delle norme previste dal Testo unico delle leggi elettorali. Le responsabilità individuali e la fondatezza delle accuse saranno ora valutate nelle sedi giudiziarie competenti, mentre l’inchiesta getta una luce inquietante sulle modalità con cui, secondo gli investigatori, sarebbe stato cercato di influenzare l’esito della consultazione.