Regionale. Assoluzione con formula piena perché il fatto non sussiste. È questa la decisione pronunciata il 9 gennaio dal Giudice Monocratico della Nona Sezione Penale del Tribunale di Napoli, dott. Caputo, nei confronti di Alfredo Calvanese, napoletano con precedenti penali, finito a processo per una presunta truffa legata alla stipula di una polizza assicurativa online.
Il procedimento traeva origine da fatti risalenti all’8 settembre 2021, quando, secondo l’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura partenopea, l’imputato avrebbe concorso con soggetti rimasti ignoti nell’indurre in errore una donna residente in Piemonte, proponendo la vendita di una polizza assicurativa RCA risultata poi inesistente. Il pagamento del premio, pari a 502 euro, sarebbe avvenuto tramite una carta prepagata intestata all’imputato.
Le indagini, condotte dalla Polizia Locale di Nichelino, avevano portato all’emissione del decreto di citazione a giudizio davanti al Tribunale di Napoli, con contestazione dei reati di truffa aggravata. L’imputato, difeso dall’avvocato Pasquale Delisati del foro di Santa Maria Capua Vetere, ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo l’estraneità ai fatti contestati.
All’esito dell’istruttoria dibattimentale, il giudice ha ritenuto insussistente la prova della responsabilità penale dell’imputato. In particolare, secondo quanto emerso nel corso del processo, non sarebbe stato possibile dimostrare in maniera certa il coinvolgimento diretto di Calvanese nella condotta fraudolenta contestata, né il suo ruolo nell’operazione oggetto d’indagine.
Da qui la decisione di assolvere l’imputato con la formula più ampia, che chiude definitivamente la vicenda giudiziaria. Una sentenza che ribadisce il principio cardine dell’ordinamento penale italiano: la responsabilità deve essere provata oltre ogni ragionevole dubbio, anche in presenza di precedenti penali.