CASAPESENNA. Nessuno sconto di pena per Salvatore Verde, condannato in via definitiva per omicidio ed estorsione. La Corte di Cassazione ha infatti respinto in modo definitivo il ricorso con cui l’uomo chiedeva l’applicazione della continuazione dei reati, istituto che avrebbe consentito una riduzione della pena complessiva.
Con un’ordinanza della Settima Sezione Penale, i giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l’istanza, confermando quanto già stabilito dalla Corte di Appello di Napoli il 3 giugno 2025. Secondo la difesa, i diversi episodi criminali avrebbero dovuto essere letti come parte di un unico progetto illecito, maturato all’interno di un contesto mafioso e finalizzato a favorire gli interessi del clan dei Casalesi.
Una ricostruzione che, però, non ha convinto la Suprema Corte. I giudici hanno ricordato che il riconoscimento della continuazione non è automatico e richiede una dimostrazione puntuale dell’esistenza di un disegno criminoso unitario, già delineato al momento della commissione del primo reato. Onere probatorio che, in questo caso, non è stato assolto.
Determinante, nella valutazione della Cassazione, è stata la netta disomogeneità delle condotte contestate, unite a una significativa distanza temporale. L’omicidio risale infatti al 1998, mentre le attività estorsive si collocano in un periodo successivo, compreso tra il 2003 e il 2010. Un arco temporale troppo ampio per ipotizzare una programmazione originaria comune.
I giudici hanno inoltre chiarito che la semplice appartenenza a un’associazione mafiosa non può tradursi, di per sé, in un vantaggio sanzionatorio. La giurisprudenza impone di verificare caso per caso se i reati successivi fossero effettivamente previsti, anche solo nelle linee essenziali, fin dall’inizio del percorso criminale.
In assenza di tali elementi, il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Oltre alla conferma della pena, Salvatore Verde è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende. Con questa decisione, si chiude definitivamente il capitolo giudiziario legato alla richiesta di unificazione dei reati.