Il verdetto è stato letto nel pomeriggio di giovedì 15 gennaio 2026 dal presidente della Corte, Massimo Cusatti. In aula era presente il pubblico ministero Gabriella Dotto, che aveva sollecitato la pena dell’ergastolo per Cecere e quattro anni per Soracco.
L’inchiesta era stata riattivata nel 2021 grazie a una nuova analisi degli atti del procedimento originario, condotta dalla criminologa Antonella Delfino Pesce insieme all’avvocata Sabrina Franzone, legale dei familiari della vittima. Le indagini, seguite dalla squadra mobile, hanno ricostruito un movente definito dalla procura come impulsivo: la condannata avrebbe agito per sostituire la segretaria sia sul piano lavorativo sia personale, mentre Soracco e la madre Marisa Bacchioni, poi uscita dal processo, avrebbero fornito una copertura.
Il nome dell’ex insegnante era emerso già all’epoca dei fatti. I carabinieri avevano raccolto segnalazioni e rinvenuto nella sua abitazione bottoni compatibili con quello trovato sulla scena del crimine. Nonostante un breve periodo di iscrizione nel registro degli indagati, la posizione era stata successivamente archiviata.
La difesa di Cecere ha annunciato il ricorso in appello dopo il deposito delle motivazioni, ritenendo la decisione non condivisibile alla luce dei precedenti giudiziari che avevano escluso responsabilità. La sentenza di primo grado segna comunque una svolta definitiva in una vicenda rimasta irrisolta per tre decenni.