Mattanza, udienza di 8 ore: le ammissioni degli imputati

 

Santa Maria Capua Vetere. È stata una lunga e intensa udienza, durata quasi otto ore, quella celebrata davanti alla Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito del maxi processo sui presunti pestaggi avvenuti nel carcere sammaritano nell’aprile del 2020, durante i giorni più drammatici dell’emergenza Covid. Sul banco degli imputati siedono complessivamente 105 persone, tra agenti di polizia penitenziaria, dirigenti, medici e ufficiali, chiamati a rispondere delle violenze che, secondo l’accusa, sarebbero state commesse ai danni di numerosi detenuti del reparto Nilo dopo la rivolta scoppiata in pieno lockdown.

Nel corso dell’udienza hanno preso la parola diversi imputati, impegnati a ricostruire quanto accadde quel giorno e a chiarire il funzionamento delle catene di comando. A descrivere il clima all’interno dell’istituto è stato anche l’ispettore in pensione Raffaele Piccolo, classe 1964, che ha parlato apertamente di una situazione fuori controllo, definendola un vero e proprio inferno. Secondo la sua ricostruzione, nel carcere operarono quasi 300 agenti e fu avviata una perquisizione massiccia nelle celle della terza sezione del Nilo.

Piccolo, che guidò insieme ad altri ispettori il gruppo degli agenti interni, ha ribadito una linea già emersa in altre testimonianze, compresa quella dell’allora comandante della Penitenziaria Gaetano Manganelli: la responsabilità principale dei pestaggi sarebbe da attribuire ai contingenti arrivati dall’esterno, in particolare dagli istituti di Secondigliano e Avellino. Agenti che, come mostrano anche i filmati acquisiti agli atti, indossavano equipaggiamento antisommossa, spesso senza gradi visibili sulle divise.

Non sono però mancate ammissioni parziali. Lo stesso Piccolo ha riconosciuto che alcuni agenti interni si lasciarono trascinare dal comportamento dei colleghi esterni, arrivando a compiere atti di violenza. In aula qualcuno ha ammesso schiaffi o colpi di manganello, accompagnando le dichiarazioni con scuse rivolte ai detenuti, motivate dalla tensione e dalla paura di quei momenti.

Nel corso della maratona processuale sono stati controesaminati anche gli agenti Giuseppe Crocco e Gennaro Loffreda, incalzati dalle domande dei difensori e della presidente della Corte di Assise. L’attenzione ora è rivolta alle prossime udienze: tra il 19 e il 21 gennaio è attesa la testimonianza dell’ex capo del Dap, nonché imputato, Antonio Fullone, considerata uno dei passaggi chiave verso la fase decisiva del processo.

Un click e sei sempre informato! Iscriviti al nostro canale WhatsApp per ricevere le news più importanti. Premi qui ed entra!

Exit mobile version