Caserta. La scomparsa di Romolo Panico, dirigente generale della Polizia di Stato in pensione, lascia un segno profondo non solo nelle istituzioni ma anche nel mondo della cultura. Nato a Caserta nel novembre del 1949, Panico si è spento a Castellammare di Stabia, città in cui viveva, dopo le complicazioni seguite a un delicato intervento di chirurgia ortopedica. Le esequie si sono svolte nel pomeriggio nella chiesa di Nostra Signora di Lourdes, nel capoluogo casertano, città delle sue radici e della sua formazione.
Cresciuto in una famiglia stimata – il padre Mario fu direttore della sede casertana della Banca d’Italia – Panico entrò in Polizia nel 1974, scegliendo con convinzione una carriera al servizio dello Stato. Una decisione che segnò anche una rinuncia personale: lasciò al fratello Lello il percorso musicale internazionale, accantonando il sogno di diventare chitarrista.
Dopo aver vinto il concorso da commissario, iniziò il suo percorso ad Alessandria e poi a Modena, guidando la Squadra Mobile. In Campania ricoprì incarichi di primo piano, dirigendo strutture operative a Napoli e diversi commissariati, tra cui Afragola, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia. Proprio qui contribuì in modo decisivo a spezzare una lunga e sanguinosa faida, culminata con la cattura del boss Michele D’Alessandro, dopo l’individuazione del rivale Umberto Mario Imparato.
La sua carriera proseguì ai vertici della DIA e come questore in diverse città del Sud. A Potenza ebbe un ruolo centrale nella riapertura delle indagini sulla morte di Elisa Claps, che portarono all’incriminazione di Danilo Restivo.
Con il pensionamento nel 2014, Panico si dedicò con successo alla scrittura e alla pittura. I suoi romanzi noir, tra cui Il potere del silenzio e Il teatro dei burattini – con la prefazione di Carlo Lucarelli – e le sue opere pittoriche gli valsero riconoscimenti anche negli ambienti artistici della Polizia di Stato. Un’eredità fatta di rigore, sensibilità e passione civile.