CASAPESENNA. Capitali illeciti di origine camorristica e un presunto interesse per trasferirli alle Canarie.
Secondo un’inchiesta condotta dal Gico della Guardia di Finanza di Firenze, parte dei proventi generati da attività illegali del clan dei Casalesi non sarebbe rimasta in Italia, ma avrebbe seguito canali esteri grazie alla collaborazione di professionisti e operatori finanziari compiacenti.
Il procedimento, avviato anni fa, ha coinvolto i fratelli Diana, originari di Casapesenna, ed Esposito, di San Cipriano. L’accusa sostiene che i tre, agendo come imprenditori, avessero il controllo occulto di una rete di società impegnate in appalti e operazioni edilizie in Toscana ed Emilia Romagna, con presunti legami alla fazione Zagaria. Il tribunale toscano li ha assolti in primo grado, ma la Procura ha impugnato la sentenza: l’appello non è ancora stato fissato.
Le intercettazioni, risalenti alla fine del 2019, documentano discussioni su possibili investimenti immobiliari a Tenerife, favorita dal regime fiscale. Un progetto definito in modo confidenziale una “pazziella”, inizialmente rallentato da contrasti interni e dalla necessità di individuare partner affidabili. In quel periodo Esposito avrebbe pianificato un sopralluogo sull’isola con Diana e altri, inviando anche un commercialista di fiducia per avviare contatti con un connazionale residente alle Canarie.
Tenerife, del resto, compare spesso nelle indagini sui flussi economici legati al clan, così come nei movimenti d’affari di familiari di Michele Zagaria. L’ipotetico trasferimento di denaro verso l’arcipelago non è tra le accuse formali a carico di Diana ed Esposito, che restano innocenti fino a sentenza definitiva, ma gli inquirenti lo considerano un indizio utile per ricostruire eventuali strategie di investimento all’estero.