TEVEROLA. Il ministero della Giustizia, guidato da Carlo Nordio, ha disposto nuovamente il regime del 41 bis per Aldo Picca, figura storica della criminalità organizzata di Teverola, attualmente rinchiuso nel penitenziario di Catanzaro. La decisione è arrivata dopo un’accurata valutazione delle informative fornite dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo.
Secondo le indagini, nonostante la detenzione, Picca riusciva ancora a mantenere rapporti con esponenti liberi della cosca, impartendo direttive e continuando a esercitare un’influenza di vertice sulle attività illecite.
Nel decreto ministeriale si evidenzia come la sola reclusione di capi mafiosi non sia sufficiente a interrompere le loro capacità operative e che sia indispensabile tagliare ogni possibilità di comunicazione con l’esterno, così da impedire che possano condizionare le dinamiche criminali del territorio.
Non è la prima volta che Picca finisce al 41 bis: già tra il 2002 e il 2020 aveva scontato un lungo periodo sotto questo regime speciale. Per gli investigatori, il boss conserva ancora oggi la capacità di influenzare le strategie interne dell’organizzazione e di incidere sugli equilibri tra i diversi clan presenti nell’area.
Il provvedimento sottolinea che il rischio concreto di un suo ruolo decisionale rende necessarie misure eccezionali e più rigide, mi