CASAL DI PRINCIPE. Pasquale Di Bona viene indicato dagli inquirenti come l’uomo di fiducia e braccio operativo di Raffaele “Lello” Letizia, figura centrale – secondo l’ipotesi accusatoria – nella gestione di un giro di slot machine irregolari e scommesse clandestine. L’inchiesta, condotta dal Gico della Guardia di Finanza di Napoli e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, descrive un rapporto strettissimo tra i due, rafforzato anche da un legame familiare: Di Bona è infatti cognato di Letizia.
Non è la prima volta che il loro nome compare insieme nelle indagini. Già nel 2019 la Dda aveva acceso i riflettori su presunte infiltrazioni del clan dei Casalesi nel settore della pubblicità su cartelloni, ipotizzando un ruolo di Letizia anche ad Anzio, dove avrebbe aperto un bar intestato a un prestanome.
Tra le fonti principali dell’attuale inchiesta c’è Mario Iavarazzo, ex cassiere della fazione Schiavone poi divenuto collaboratore di giustizia. Nei suoi interrogatori, Iavarazzo ha tracciato un quadro delle attività di Di Bona, collegandolo sia alla vicenda del bar di Anzio sia a presunte richieste estorsive, di cui avrebbe parlato con l’ex allenatore di Letizia, noto anche per precedenti coinvolgimenti in un’inchiesta sul clan Russo.
Secondo Iavarazzo, Di Bona avrebbe preso parte a incontri in abitazioni private, ai quali partecipavano anche esponenti del clan, imprenditori e politici locali. Dopo un breve periodo ad Anzio, il cognato di Letizia sarebbe rientrato a Casal di Principe, dove – sempre secondo il collaboratore – avrebbe cominciato a esigere somme di denaro da alcuni imprenditori, agendo su indicazione diretta di Letizia. Due costruttori sarebbero stati usati come “bancomat” per finanziare l’organizzazione.
Iavarazzo ha inoltre raccontato di aver consegnato personalmente a Di Bona 5.000 euro destinati a Letizia, quando ancora gestiva le casse del clan Schiavone.
Il luglio scorso, Di Bona e Letizia sono stati arrestati con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al controllo di apparecchi da gioco irregolari e scommesse illegali. Secondo l’ipotesi investigativa, la rete avrebbe agito nell’interesse della fazione Russo-Schiavone dei Casalesi. Sia le dichiarazioni del collaboratore di giustizia sia le tesi dell’Antimafia dovranno ora essere vagliate nel corso dell’eventuale processo.