CASAPESENNA. Nessun passo indietro per Vincenzo Zagaria: l’ex vertice dei Casalesi, oggi 68enne, continuerà a scontare la pena sotto il regime del 41-bis. La Corte di Cassazione ha infatti rigettato il ricorso dei suoi avvocati, confermando integralmente la proroga del carcere duro decisa dal Ministero della Giustizia nel novembre scorso e successivamente validata dal Tribunale di Sorveglianza di Roma a marzo.
I giudici della Suprema Corte hanno giudicato infondate le contestazioni della difesa, che lamentavano un presunto deficit motivazionale nel provvedimento e chiedevano una rivalutazione della reale pericolosità sociale del detenuto. Secondo quanto scritto nelle motivazioni, la decisione di mantenere Zagaria in isolamento speciale poggia su “argomentazioni coerenti, giustificate e corrette”, supportate da riscontri oggettivi sulla continua operatività del clan camorristico e sull’assenza di qualsiasi rottura con l’ambiente criminale da parte del boss.
Nel pronunciamento si legge inoltre che l’uomo non ha mai preso le distanze dal sodalizio criminale di appartenenza, né ha mostrato segnali di dissociazione. Un comportamento che, in base alla giurisprudenza, rende legittimo il mantenimento del 41-bis anche in assenza di reati commessi di recente.
La pericolosità sociale, dunque, non si esaurisce con la buona condotta dietro le sbarre, soprattutto se restano saldi i legami con la rete criminale esterna. Per Zagaria, il carcere duro resta la misura necessaria a impedire eventuali contatti e ingerenze con il mondo esterno.