San Cipriano d’Aversa. Truffa delle patenti e permessi falsi: “Mi ha detto che le normative erano diverse”
Un uomo truffato racconta in tribunale: “Ho pagato 1500 euro, ma il documento era fasullo.”
Un cittadino ghanese ha raccontato davanti alla terza sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere di essere finito vittima di una rete di falsificazione di patenti e permessi di soggiorno. “Avevo bisogno della patente per lavorare – ha dichiarato – e mi è stato chiesto di versare 1500 euro. Dopo pochi giorni, ci siamo incontrati in un bar e mi è stata consegnata la patente.” Tuttavia, quando ha chiesto informazioni sulle prove teoriche e pratiche, gli è stato risposto che le leggi erano cambiate e che avrebbe potuto proseguire il percorso successivamente. La verità è venuta a galla quando è stato fermato dai carabinieri e il documento è risultato falso. Dopo il sequestro della patente, ha provato a contattare l’uomo che gliel’aveva fornita, ma non ha mai ricevuto risposta.
Pietro Di Dona, 51 anni, originario di San Cipriano d’Aversa, è ritenuto il leader dell’organizzazione. Al suo fianco ci sono Giuseppe Ciervo, 53enne di Napoli, che si spacciava per commercialista e si occupava della documentazione per i permessi di soggiorno, e altri membri coinvolti nella gestione dell’operazione: Carmine Riccardo, Vincenza Di Dona, Raffaele Salerno, Franca Lanza, Nabil El Hazmi, Collins Sunday, Lucky Ediale e Mamadou Doumbia.
L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Anna Ida Capone, è partita nel 2018 a seguito della segnalazione di una scuola guida, che ha scoperto un timbro falsificato su una pratica relativa a un cittadino indiano. Gli investigatori hanno smantellato un’organizzazione capace di produrre patenti e permessi di soggiorno illegali, con tariffe tra i 1000 e i 2000 euro per ciascun documento. Ogni membro aveva un ruolo preciso: chi trovava i clienti, chi incassava i pagamenti su carte prepagate, chi falsificava i documenti e chi li distribuiva.
Le indagini hanno portato al sequestro di 60 patenti false e numerosi certificati di residenza contraffatti. Sono stati individuati circa 200 casi, con un giro d’affari che supera i 250mila euro. Inizialmente, l’attività veniva promossa attraverso intermediari, ma col tempo si è diffusa per passaparola, attirando molte persone in cerca di documenti irregolari. La base operativa era un appartamento nell’area dell’agro aversano, dove venivano creati documenti falsi e, in alcuni casi, anche società fittizie per giustificare l’ottenimento dei permessi.
L’inchiesta ha portato alla denuncia di 200 persone che avrebbero beneficiato del sistema fraudolento. Alcuni membri dell’organizzazione conducevano uno stile di vita al di sopra delle loro possibilità, acquistando auto di lusso e altri beni di valore. Uno degli indagati risultava addirittura percettore del reddito di cittadinanza. Dopo le perquisizioni, diversi beni sono stati venduti per evitare sequestri. Il processo proseguirà nel mese di aprile con nuove testimonianze.